ESCLUSIVA TS- Donnarumma: "Addio e ritorno a Salerno, ecco la verità"

23.04.2020 23:00 di Gaetano Ferraiuolo   Vedi letture
© foto di Dario Fico/TuttoSalernitana.com
ESCLUSIVA TS- Donnarumma: "Addio e ritorno a Salerno, ecco la verità"

E' stato uno dei calciatori più amati negli ultimi anni, al punto che ogni gol segnato  con le altre squadre rappresenta sempre argomento di discussione negli ambienti del tifo granata. In un calcio che può contare davvero su pochi bomber, uno come lui legittimamente ambisce alla Nazionale e si gode quest'esperienza a Brescia coccolato da un pubblico che lo adora. A Salerno, però, ha lasciato un pezzo di cuore come testimoniato dalle centinaia e centinaia di interazioni live con moltissime persone che hanno inteso rinnovargli virtualmente stima e riconoscenza. Alfredo Donnarumma è stato graditissimo ospite della rubrica "Due chiacchiere con" in onda ogni giorno sulla pagina Instagram di TuttoSalernitana. Ecco uno stralcio delle sue dichiarazioni:

Anzitutto come sta vivendo questo momento così drammatico per l'Italia e, in particolare, per la città nella quale gioca?

"E' veramente un qualcosa di allucinante, un dolore fortissimo per chi si sente legato alla piazza come me. Inizialmente avevamo tutti pensato si potesse trattare di una patologia paragonabile all'influenza, non avremmo mai potuto immaginare di piangere così tante vittime. Fa male e il mondo del calcio passa in secondo piano. Chiaramente tutti speriamo di tornare in campo non appena sarà possibile: significherebbe regalare un minimo di spensieratezza alla gente".

C'è chi pensa che la battaglia di Cellino sull'annullamento dei campionati sia dettata dalla classifica deficitaria, ma obiettivamente pensare al calcio in Lombardia diventa difficile. La stessa Atalanta è combattuta in merito pur disputando le massime competizioni europee...

"Assolutamente sbagliato pensare che un pensiero possa derivare da un interesse personale, fossimo stati a metà classifica sarebbe stata esattamente la stessa cosa. Anche perchè i punti in palio sono tanti e non è detto che il Brescia sia già retrocesso. Siamo vicini alla popolazione lombarda e speriamo quanto prima che tutto possa risolversi. Successivamente chi di dovere deciderà se e come proseguire. Certamente noi calciatori dobbiamo fare dei sacrifici, ma è giusto così".

Si riferisce al taglio degli stipendi? A nostro avviso c'è tanta ipocrisia in merito, a volte ci si dimentica che anche chi è ben pagato ha una famiglia e una carriera non certo lunghissima...

"E' vero. Naturalmente chi ha più possibilità economiche ha il dovere morale di mettersi a disposizione sotto tutti i punti di vista. Non sarebbe un problema fare un secondo ritiro, giocare ogni tre giorni o venire incontro alle varie esigenze in tema di ingaggi. Ma la carriera di un atleta, almeno sul campo, a 36-37 anni finisce e il futuro è una incognita per tutti. Chi ha moglie e figli ci pensa, è inevitabile ed umano".

Certo è che allenarsi a distanza, con l'allenatore che indossa una mascherina e scendere poi in campo senza tifosi è una bella mazzata, non trova?

"Soprattutto per la componente tifo. In piazze come Brescia e Salerno è un'arma in più che può dare tanto, ma se ci tocca giocare a porte chiuse è giusto farlo. Per la salute delle persone e per regalare un paio d'ore di spensieratezza a chi deve restare a casa".

A proposito di Salerno. Lei, nell'estate del 2015, ha vissuto una settimana emotivamente intensissima. Dalla B tolta al Teramo all'assist vincente in un derby contro l'Avellino davanti a 25mila persone...

"E' accaduto veramente di tutto in quei sette giorni. Ero triste perchè avevamo fatto tanti sacrifici per vincere la C con il Teramo. E' vero che c'era un attaccante come Lapadula, ma nessuno accreditava quella rosa come favorita e fu una sorta di miracolo sportivo. Ci rimasi malissimo, ma poi arrivò la chiamata della Salernitana e sono rinato. Iniziare in un derby sentito come quello con l'Avellino non capita tutti i giorni, feci anche un bell'assist a Troianiello per il 3-1. Logica imponeva che andassi sulla bandierina a perdere tempo, ma vedere quella curva ti trascina in modo incredibile e uscì fuori una giocata importante".

Torrente fu il suo allenatore a Gubbio, poi la volle a Salerno ma la schierava poco. Come mai?
 

"In realtà credo che fu il direttore sportivo Fabiani a scegliermi, magari con l'avallo del mister. Il suo sistema di gioco era il 4-3-3 e mi vedeva come esterno, anche perchè in rosa c'erano già due centravanti. Parlava sempre di salvaguardare gli equilibri e quindi spesso finivo in panchina. E' vero ,da subentrante ho fatto tanti gol e alcuni anche belli, ma rispettavo le scelte del mister e non ci sono mai stati problemi. Mi è chiaramente dispiaciuto, ma il calcio va così".

Cosa è cambiato con l'arrivo di Menichini e come mai quella squadra si salvò solo ai playout?

"Menichini fece le cose più semplici possibile, senza inventarsi nulla. Ognuno nel proprio ruolo e coppia d'attacco formata da me e Coda. I numeri erano totalmente dalla nostra parte, segnare oltre 30 gol in due in una squadra che ha rischiato di retrocedere non capita tutti i giorni. Ma quella rosa vi assicuro era molto più competitiva di quanto non dicesse la classifica, alla fine nello spareggio con il Lanciano non ci fu storia".

Quale ricordi custodisce più gelosamente nel cuore di quella annata? Zito ha detto che dopo il gol con il Lanciano lei era più triste che felice perchè aveva il rammarico per la classifica finale...

"E' vero. La gioia per quel gol fu tanta, anche perchè ci permise di sbloccare il risultato immediatamente. Ma quella Salernitana era partita con altre ambizioni, il pubblico era carico per la promozione e si pensava potessimo essere una sorta di sorpresa. I momenti belli, però, ci sono stati: la mia doppietta col Bari, anche se inutile ai fini del risultato, il colpo di testa vincente contro il Novara, la doppietta a Latina. Sempre entrando dalla panchina. E sempre col Latina, nella gara di ritorno, conquistai un rigore a tempo scaduto: quel 3-2, di fatto, ha evitato la retrocessione diretta e anche in quel caso attaccare nella ripresa sotto la Sud ebbe un grosso peso".

L'estate dopo si parlava di un Donnarumma svogliato per la mancata cessione ad un club di A, effettivamente il rendimento non fu lo stesso dell'anno precedente. Cosa c'era di vero?

"A volte escono fuori tante voci che non corrispondono alla verità, però non sempre noi giocatori possiamo replicare e stare dietro a tutto. Salerno è una grande piazza, ma quando si rincorrono certe notizie si può creare un malumore che incide negativamente sull'atleta. Considerando che ero reduce da una stagione importante, non avrei avuto nessun tipo di problema se davvero volevo lasciare Salerno. E avrei chiesto di partire immediatamente, non durante il ritiro. Non c'era nessun attrito con la proprietà nè con la dirigenza, credo che in ogni allenamento ho sempre dimostrato la mia professionalità e non mi sono mai tirato indietro".

Con l'arrivo di Rosina e la riconferma di quella coppia d'attacco sembravate destinati a lottare per il vertice, poi cosa è successo?

"Effettivamente c'erano grosse aspettative, era arrivato un ragazzo come Alessandro che non aveva bisogno di presentazioni. Purtroppo avemmo un rendimento altalenante e la classifica non fu mai delle migliori. Ma anche quella era una buona Salernitana. A proposito di Rosina, ricordo che nello spogliatoio lo bombardavo con il video del mio gol contro il Bari. In quel caso era proprio lui a marcarmi: lo saltai e la misi all'incrocio dei pali".

Sfatiamo questo tabù: Bollini dice che non è vero che lei giocava fuori ruolo, qual è la realtà?

"Beh, non può dirlo. Mi schierava molto spesso esterno, ma la mia carriera ha sempre dimostrato che dò il meglio di me se sono affiancato da un'altra punta e agisco vicino all'area di rigore avversaria. Chiaramente ho rispettato le sue decisioni, ero pronto a fare anche il terzino per la Salernitana. Ma non giocavo nel mio ruolo, non a caso ho segnato appena sei gol".

Non crede che costruendo la Salernitana intorno a lei e Coda si potesse ambire alla serie A nel tempo? I tifosi continuano a pensare che la proprietà non voglia lottare per la promozione, anche perchè chi vi ha sostituito negli anni successivi non ha garantito gli stessi gol...

"I numeri parlano chiaro, effettivamente io e Massimo abbiamo fatto ottime cose e segnato tanti gol. Una coppia che si completava bene, affiatata anche fuori dal campo. Non so dire se la proprietà deliberatamente decida di non andare in A, sarebbe obiettivamente molto triste. Una piazza come Salerno è il massimo per ogni calciatore e bisogna essere ambiziosi, la massima serie ne trarrebbe benefici. Sono d'accordo con i tifosi: quella Salernitana poteva aprire un ciclo vincente".

Togliamoci questo dente dolorante: perchè Donnarumma è andato via da Salerno praticamente a zero euro?
 

"Anzitutto posso dire che mi è dispiaciuto perchè lì sono stato benissimo. Per un anno ho accettato di giocare fuori ruolo per il bene della Salernitana, poi però hai bisogno di avvertire fiducia da parte di tutte le componenti. Dirigenza, società e allenatore. Se non accade è giusto fare altre scelte. Non mi sono sentito indispensabile per la Salernitana".

Però la gente amava Donnarumma. Ricorda quando stava entrando Joao Silva, ma il pubblico a furor di popolo insorse contro Bollini e pretese il suo ingresso?
 

"Ricordo bene quel momento. Ecco, sono quelle cose che ti fanno amare Salerno. Ho sempre avvertito a pelle grande rispetto della gente nei miei confronti, quando ero in panchina si respirava nell'aria la loro voglia di vedermi in campo con la maglia granata. Evidentemente sapevano che l'impegno veniva prima dell'interesse personale e che avrei sudato fino all'ultima goccia per dare un contributo. Quando entravo in campo c'era sempre un boato e non smetterò mai di ringraziarli".

Ma davvero le esigenze tattiche vengono prima della bravura di un singolo?
 

"Può sembrare strano, ma ci sono allenatori che la pensano così. Per tattiche, moduli ed equilibri può succedere che un giocatore forte e che ha i numeri dalla sua parte possa essere accantonato anche in partite decisive. L'esclusione nel derby con Coda squalificato ne era un esempio lampante. Ma arrabbiarsi o sbraitare cambierebbe le cose? Io ho una mia idea, ma rispetto quanto decide un allenatore".

L'anno scorso da avversario segnò tre gol all'Arechi in 20 minuti, che sensazioni ha provato?

"Un mix di emozioni contrastanti. Naturalmente non capita tutti i giorni di fare una tripletta in 20 minuti contro un avversario forte e in uno stadio che, all'epoca, era inviolato. Ma ho mostrato il mio rispetto in modo non ipocrita accantonando ogni manifestazione di gioia. Avrei potuto avere il dente avvelenato, invece sono stato professionista ma anche riconoscente. Gol sbagliati nella ripresa? Ovviamente non lo feci apposta, un attaccante in serata di grazia ha sempre voglia di migliorare il proprio score. Sarebbe stato irrispettoso verso la maglia che indossavo. Ma vedere la curva delusa per la prova della Salernitana fece un certo effetto, non dimenticherò mai gli applausi della gente".

Anche a ritorno ha timbrato il cartellino. Si aspettava che quella Salernitana rischiasse di retrocedere e quanto incise la scelta degli ultras di disertare?

"Incise tanto, quando uno stadio come l'Arechi è vuoto è davvero brutto scendere in campo. Un tifoso, a mio avviso, deve sempre sostenere la squadra nei 90 minuti ed esprimere dissenso solo quando l'arbitro fischia la fine. La curva è spettacolare, ti trascina e può fare la differenza. Solo chi ha indossato quella maglia capisce cosa significhi per la gente, Salerno ha proprio fame di calcio e di Salernitana. Quanto alle due gare, effettivamente i granata non sembravano messi benissimo e vincemmo agevolmente 3-1 e 3-0. Certo, non avrei immaginato potessero ritrovarsi a lottare per la salvezza fino all'ultimo rigore. Ma ci sono annate in cui entri in un tunnel buio e fai fatica a vedere la luce. E non sempre c'è una spiegazione".

C'è qualche aneddoto che ricorda?

"Sì. Una volta i tifosi ci aspettarono fuori al campo d'allenamento per un confronto. Non fui tra i contestati, ma mi dissero testualmente: "Alfrè, l'anno scorso segnavi sempre e ora non hai fatto un tiro in porta. Ma che ti viene?!". La settimana successiva vincemmo 1-0 col Novara: gol di Donnarumma. Sono quei piccoli momenti che ti aiutano ancor di più ad entrare nella testa della gente".

C'è chi paragona Donnarumma ad Inzaghi...

"Beh, con le dovute proporzioni forse ci può stare. Lui ha segnato una marea di reti e le due carriere non sono paragonabili, ma molti allenatori mi hanno detto che ho un certo fiuto in area di rigore e che riesco sempre a trasformare le palle sporche in un gol sicuro. E' un accostamento che mi fa piacere".

Lei ha giocato in coppia con tanti attaccanti forti, riesce a fare la top11 dei suoi ex compagni di squadra?

"E' difficile su due piedi. Anzitutto vi faccio un nome per la porta che forse vi sorprenderà: Pietro Terracciano. So che a Salerno qualcuno storcerà il naso, ma a volte gli errori nascono da un contesto in cui non tutto va per il verso giusto. Affinchè un calciatore renda è necessario che venga messo nelle condizioni. Se oggi giochi nella Fiorentina in serie A vuol dire che non sei uno stupido, anzi. E' un amico fraterno, sono felicissimo di aver condiviso qualche campionato con lui. Mi piace fare nomi di calciatori che sono partiti dal basso per arrivare in alto, chi fa tanti sacrifici merita i riconoscimenti: mi viene in mente Speranza del Teramo, un esterno proveniente dalla D e che fece un grande campionato. Naturalmente è stato un piacere giocare in coppia con gente come Caputo, Coda, Lapadula, Torregrossa e Balotelli".

Credete nella salvezza a Brescia e cosa non ha funzionato? In fondo la classifica non rende merito rispetto alle prestazioni...

"E' vero, ci sono state gare giocate benissimo in cui abbiamo raccolto zero. Noti subito la differenza tra A e B, c'è poco da fare. Quella interna col Bologna è la fotografia perfetta: 2-0 per noi, 2-3 finale e tanti rimpianti dopo un primo tempo perfetto. Ma ci crediamo, vogliamo restare in serie A dopo i tanti sacrifici che abbiamo fatto per conquistarla. Balotelli? Un calciatore forte e una persona alla mano, diversa da quella che appare. C'è un bel rapporto, così come con Torregrossa".

A gennaio il suo nome è stato accostato alla Salernitana e la nostra redazione sa per certo di un sondaggio del suo agente con il ds Fabiani. Lei cosa sapeva in merito?
 

"So che mi hanno scritto un sacco di tifosi (ride, ndr). Una marea di messaggi d'affetto, forse la cosa è stata più mediatica che sostanziale. Non so se effettivamente ne abbiano parlato, ma tra sondaggio e trattativa c'è un abisso. E non c'è mai stata una trattativa".

E se Salerno chiamasse in futuro?

"Mi piacerebbe tornarci, sono stato benissimo. Il 2 è un numero che non mi piace e fare una terza promozione lì dopo quelle con Brescia ed Empoli sarebbe un sogno. Quello stadio verrebbe giù per l'entusiasmo, spesso penso all'esultanza sotto la curva Sud e agli ultras che esplodevano di gioia. Ora, però, il mio obiettivo è mantenere la categoria e farlo col Brescia sarebbe il massimo. Ho fatto tanti sacrifici per arrivare in serie A e anche solo l'accostamento con la Nazionale mi regala sensazioni importanti. Non nell'immediato, ma in futuro perchè dovrei scartare un grande piazza che mi ha amato così tanto?"

Vuole fare un saluto alla città di Salerno?
 

"Vi abbraccio con tutto il cuore e vi aspetto in serie A, chissà che un giorno le strade non possano ricongiungersi. Naturalmente per lottare per qualcosa di importante. Ho un rimpianto: sarebbe stato bellissimo fare quel gol contro il Bari non sotto la Nord, ma attaccando verso la Sud. Sarebbe venuto giù tutto".