Ha ammesso di aver "imparato bene l'inglese, magari perfezionerò il dialetto salernitano", perchè "lì c'è un direttore sportivo che stimo, a cui sono legato da un rapporto d'amicizia...ma lavorare lì è stato veramente un onore". Tesse le lodi di Sy, dal momento che "è stato fatto un investimento su un giovane che in Francia ha dimostrato tutto il suo valore e che voleva anche una realtà importante come la Sampdoria", senza aggiungere altri consigli per gli acquisti "poichè non mi piace mettere bocca nel lavoro dei colleghi, certamente un paio di pedine vanno aggiunte all'organico per essere competitivi e accantonare quanto prima le tre sconfitte consecutive". L'ex direttore generale della Salernitana Nicola Salerno è stato intercettato telefonicamente dalla nostra redazione e ha ripercorso le fasi salienti di quella sua indimenticabile cavalcata: "Sono successe tante cose in quell'anno e mezzo, quanto basta per essere legati a vita a quella piazza che lo lasciato piangendo dopo un doppio spareggio giocato in uno stadio fantastico, con 30mila persone cariche a mille e che ci hanno accompagnato fino alla fine nonostante quello che è successo all'andata. I due rigori, le espulsioni, le parole di Mandorlini: eravamo amici, c'era un buon rapporto, ma ammetto che mi ha deluso molto. Ma quella squadra, a distanza di 10 anni, è ricordata con stima e rispetto da parte della gente. Avremmo giocato gratis per sempre pur di evitare quel fallimento, siamo arrivati ad un solo gol dall'impresa sportiva dopo aver assediato la porta del Verona. Non è bastato, è una ferita ancora aperta".

Salerno prosegue: "Non c'era grande possibilità di investire a gennaio, riuscimmo a portare lo stesso a Salerno gente come Jefferson e Fabinho che, con una testa diversa, avrebbe fatto una grande carriera. Non abbiamo creduto per un solo minuto alle parole di Cala, un interregno triste di cui non vale nemmeno la pena parlare. Si spacciava per l'americano pieno di soldi che avrebbe risolto i problemi, ma capimmo ancor di più quanto fosse importante fare quadrato all'interno dello spogliatoio per isolare personaggi che non dovevano assolutamente minare quel clima di simbiosi creatosi con la gente. L'impresa di Alessandria, i 30mila col Verona, il pianto nel pullman quando arrivammo allo stadio e c'era una folla ad aspettarci. Indimenticabile. Non ho bisogno di fare il ruffiano per accattivarmi le simpatie della gente, tutti sanno che sono uno di voi e sarò sempre legato a quella maglia. Un giorno tornerò, anche solo per festeggiare la promozione in serie A". 

Sezione: Esclusive TS / Data: Mer 20 gennaio 2021 alle 20:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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