CORONAVIRUS: la giusta battaglia di Lotito. Non ora, ma il calcio sarà fondamentale per la ripresa del Paese

02.04.2020 12:00 di Gaetano Ferraiuolo   Vedi letture
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
CORONAVIRUS: la giusta battaglia di Lotito. Non ora, ma il calcio sarà fondamentale per la ripresa del Paese

Abbiamo rimarcato già nei giorni scorsi che la retorica dilaga sul web. "Fatevi curare dai calciatori se vi ammalate" e "Pensare oggi al calcio è completamente folle" sono soltanto due delle frasi totalmente senza senso che stiamo leggendo sui social. Del resto a tante persone abbastanza frustrate che in passato vivevano per trovare argomenti utili ad attaccare Lotito non sembrerà vero che c'è materia prima anche in tempi di quarantena. Lo ribadiamo ancora una volta per evitare che chi commenta e ha scarsa capacità di comprensione possa etichettarci come insensibili: la situazione è seria, fermare il calcio è stato doveroso e tardivo (chi oggi vieta anche di uscire fuori la finestra ha fatto disputare a porte aperte Atalanta-Valencia a Milano!), le priorità sono altre, ma non è certo un delitto ragionare già da oggi a bocce ferme su come far riprendere le attività più importanti. Il calcio, piaccia o no, è una di queste. Foste voi presidenti di un club con spese di milioni e milioni di euro accettereste un azzeramento totale? E quei tifosi che hanno fatto gli straordinari a lavoro per permettersi Sky, Dazn e le trasferte? Prima o poi questa pandemia sarà debellata ed è fondamentale ricominciare dalle stesse classifiche senza invalidare nulla. Anche a settembre, prevedendo quattro mesi di tour de force, un Europeo a gennaio e poi 3-4 mesi di stop per riprogrammare tutto e ridisegnare il calcio con riforme precise e intelligenti. 

Ridurre tutto a "undici persone che danno calci ad un pallone" è sinonimo di ignoranza totale. Anche perchè si continua ad associare il calcio ai guadagni milionari che riguardano, per chi sa leggere i numeri, una minima parte dei tesserati. Di mezzo c'è il mondo della B, della C, dei dilettanti, del calcio femminile, dei settori giovanili, degli osservatori, dei magazzinieri, dei segretari. Gente da 1500 euro al mese che va tutelata in virtù di una ripresa socio-economica che non può non passare attraverso lo sport, la terza azienda italiana che riveste un ruolo determinante nel PIL. Ci sarà una crisi economica senza precedenti, ma anche di natura psicologica e così un veicolo sociale di massa non potrà che distogliere la mente di ciascuno dalle immagini di guerra e di terrore che stiamo vedendo ogni giorno. Quelle resteranno nel cuore e nella mente di ciascuno, parlare di futuro non significa essere insensibili.