La miglior tifoseria d’Italia, per distacco. Tra le migliori d’Europa. Ineguagliabile per coreografie e originalità, merito di un top player come Gigi Pacifico che ieri l’ha fatta davvero grossa. Dovrebbero inventare un nuovo aggettivo per definire la scenografia che abbiamo visto ieri, un qualcosa da far accapponare a vita la pelle e che resterà scolpita nel cuore e nella mente di tutti. Geniale, straordinaria, ricca di senso d’appartenenza e di passione. Quei sentimenti che hanno spinto tanti ragazzi a lavorarci giorno e notte ininterrottamente per una settimana, con enorme dispendio di energie fisiche – ed economiche – ed uno show che ha lasciato a bocca aperta tutti. In campo si stava giocando, ma lo sguardo di 30mila persone era rivolto verso la curva Sud, un fiume granata che ha spinto fino alla fine i propri beniamini vivendo una giornata clamorosamente intensa. Le lunghe code per entrare già dalle 15, una bolgia infernale quando i calciatori sono scesi in campo per il riscaldamento, Urlando contro il cielo a trasformare l’Arechi in una polveriera e poi lo spettacolo che vale da solo dieci volte il prezzo del biglietto. Un film a tinte granata, un modo per far innamorare quelle nuove generazioni che si stanno riavvicinando come mai era accaduto in precedenza. Ne abbiamo visti tantissimi, ieri, di bambini con sciarpe, bandiere e magliette, intere famiglie non volevano mancare ad un appuntamento con la storia. Certo, lo 0-3 a fine primo tempo aveva lasciato tutti senza parole, al punto che c’è stata una manifestazione di sdegno collettiva non tanto per il risultato maturato sul campo, quanto per il differente atteggiamento avuto dall’Udinese rispetto alla pessima prova con lo Spezia – diretta concorrente granata -d ella settimana precedente. E tutti in piedi a protestare anche quando Pereyra ha ben pensato di provocare 30mila persone con una esultanza scriteriata sotto la curva Sud, un gesto che avrebbe meritato ben altro provvedimento disciplinare da parte di Orsato. Negli ultimi minuti è accaduto davvero di tutto. Centinaia di tifosi nel piazzale antistante l’Arechi per avere aggiornamenti sulla partita di Venezia, altri rientrati a casa in largo anticipo temendo la beffa nel finale, altri ancora in lacrime per un mix di speranza, preoccupazione, angoscia ed emozione. Al netto di un paio di boati illusori per voci messe falsamente in giro da qualche buontempone, la buona notizia è arrivata.
“E’ finita, è finita!” l’urlo liberatorio, un grido impressionante che ha fatto tremare le scalee del principe degli stadi mentre Iervolino, in tribuna autorità, abbracciava tutti come documentato da Edoardo Stanchi che, a dicembre, curò la trattativa assieme ai trustee innamorandosi progressivamente di questa squadra al punto da sostenerla un mese fa anche a cospetto della “sua” Roma. Abbiamo visto di tutto: gente che piangeva, qualcuno che si sentiva male, altri che invadevano pacificamente il campo per non perdersi un solo secondo di una festa attesa per 23 lunghissimi anni. Il sogno è diventato realtà, il merito va sicuramente attribuito a chi c’è sempre stato, ai 40 di Verona come ai 200 di Cagliari. Agli 8000 di Salernitana-Torino e ai 100mila che, nel rush finale, hanno aggiunto punti pesantissimi alla classifica consentendo alla Salernitana di giocare in casa anche contro Sampdoria, Udinese, Atalanta ed Empoli. Una componente determinante, come hanno ammesso tutti i protagonisti della rimonta. Iervolino non avrebbe mai investito a Salerno senza un potenziale di pubblico del genere, Sabatini e Nicola non avrebbero mai accettato così come altri giocatori attratti più dalla curva che dallo stipendio. Il boato finale sa tanto di abbraccio collettivo che significa inizio di una nuova era. Quella che Salerno merita. Quella che è partita ieri sera con le lacrime dei 30mila dell’Arechi
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