Non c'è soltanto una dolorosa e mortificante retrocessione dalla massima serie alla cadetteria così come non ci sta solo una situazione grave nello spogliatoio granata tale da imporre un reset pressoché totale della rosa. Oltre tutto questo esiste anche, e oseremmo soprattutto, un totale cambiamento da parte del presidente della Salernitana Danilo Iervolino nei modi e nelle forme in cui questi starebbe gestendo il club e si starebbe relazionando con i suoi collaboratori e specialmente con la stampa e la piazza salernitana tutta. Per carità le società calcistiche si gestiscono mettendo ampiamente mano al portafoglio e i soldi non sono mica bruscolini, tuttavia stare lì con la calcolatrice in mano pianificando piani di rientro dai debiti e dagli investimenti, comunicando zero e preoccupandosi ancora meno dei sentimenti e dei bisogni di una città con tradizione calcistica e di una tifoseria calda, appassionata e civile come poche non è accettabile, né si compete ad un imprenditore che si è presentato parlando di trasparenza informativa, rispetto, simbiosi e sinallagma d'amore tra la Salernitana, i tifosi e ogni componente del pianeta calcio a Salerno e provincia.
Una società calcistica, non solo professionistica, ovunque essa abbia sede, non può e non deve caro presidente essere trattata alla stregua di una normale azienda finalizzata al conseguimento di profitti economici e, in quanto tale, condizionata da continua valutazione di ricavi, costi e marginalità. I tempi sono innegabilmente cambiati e la razza dei presidenti mecenati anni ottanta, alla Costantino Rozzi per l'Ascoli e alla Romeo Anconetani per il Pisa, si è estinta o quasi, ma se i soggetti nominati sono a distanza di più di trent'anni ancora ricordati ed amati, come quando dirigevano le loro società, una ragione vi dovrà pur essere e non è possibile non riflettere su questo. Passare da parole dolci e cariche di calore umano a una freddezza e ad un distacco morale e materiale, ad assenze e silenzi sistematici eretti a recente modus operandi è quantomeno singolare e sarebbe meritevoli di chiarimenti adeguati da chi aveva seminato ben altro, salvo poi raccogliere alcunché, se non negatività e diffidenza.
È legittimo guardarsi il portafoglio, così come lo è cambiare idea ed orientamento, e così come lo sarebbe pure il proposito di abbandonare la massima poltrona dirigenziale del cavalluccio marino e con essa pure il mondo del calcio in generale, ma i modi non possono essere questi dottor Iervolino e l'amarezza è tanta e tale da indurre a ripeterlo fino alla noia, anzi fino a prova contraria che giunga a smentirci. A Salerno poi tutto quanto detto e sostenuto per tutte le coordinate geografiche non può che valere un pizzico di più, considerando il grande bagaglio di storia e di tradizioni di fierezza ed appartenenza che, come suole cantare la curva, si tramandano di padre in figlio in barba ai tempi che cambiano e alla categoria di militanza della Salernitana.
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