Partiamo da una premessa che ritengo obbligatoria: non è certo un mistero che il sottoscritto non sia mai stato tenerissimo nei confronti di Walter Sabatini, persona di grande esperienza e professionista serissimo che, tuttavia, ha commesso alcuni errori nell'arco del breve interregno in granata sottaciuti da un ambiente apparso da subito eccessivamente mieloso. Certo, il curriculum dell'ex ds e il grande attaccamento alla maglia dimostrato meritano massimo rispetto, quasi mai a Salerno era transitato un dirigente con trascorsi di livello internazionale. Ma non si poteva mettere la testa sotto la sabbia e fare opera di demagogia demolendo il passato ed esaltando a prescindere un presente che, senza il suicidio sportivo del Cagliari, avrebbe raccontato ben altro in virtù di uno 0-4 interno a cospetto di un avversario senza stimoli. Oggi, però, funziona così: c'è chi ha preferito accattivarsi le simpatie dei tifosi lasciando intendere che tutto fosse perfetto, c'è chi invece ci mette la faccia ed è disposto anche a prendersi le critiche sui social pur di esprimere il proprio pensiero. Di fatto non c'era nessun accanimento quando, dopo la sconfitta con il Torino, parlavano di una proprietà scontenta per il rendimento di molti calciatori arrivati a gennaio e per una classifica che è migliorata notevolmente soprattutto grazie alle giocate di chi era stato preso in estate. Così come era suonato un campanello d'allarme quando Iervolino annunciava la volontà di provarci per Cavani e Sabatini, parallelamente, prendeva le distanze "perchè chi mette in giro certe voci non vuole il bene della Salernitana". Una frase che certo non ha fatto piacere a chi, comunque, gli ha dato la possibilità di rimettersi in pista dopo alcune esperienze non esaltanti.
Assodato che siamo certi che l'osanna a prescindere sia derivato più dall'astio per i predecessori che per l'effettivo lavoro svolto (che ha prodotto anche risultati importanti e potenziali plusvalenze milionarie, intendiamoci), riteniamo però che stavolta Sabatini abbia ragione e che, fossero quelle le cause del divorzio, saremmo a cospetto di un qualcosa di anomalo. In attesa di ascoltare l'altra campana, riteniamo che esonerare un dirigente già super operativo sul mercato, profondamente stimato dallo staff tecnico e dai calciatori e in piena sintonia con l'ambiente per la vicenda Lassana Coulibaly sia quantomeno esagerato. Il ds, da persona navigata, voleva evitare l'addio di un giocatore forte togliendo la clausola rescissoria da 1,7 milioni di euro voluta dalla precedente gestione e "trasformandola" in una commissione per l'agente da spalmare in tre stagioni. Una strategia assolutamente condivisibile. In questo modo si fornivano garanzie economiche al ragazzo e ai suoi procuratori e si evitava un potenziale addio immediato, soprattutto perchè il Bologna lo segue da tempo ed era pronto a sferrare l'assalto decisivo. "Iervolino e Milan erano perfettamente a conoscenza di questa operazione di mercato, io mi sono limitato a riportare le richieste dell'agente. In fondo bastava dire di no" ha detto nell'intervista di questa mattina, ed effettivamente non sembra un qualcosa di così grave da giustificare una rivoluzione del genere. A questo punto siamo dinanzi ad un bivio: o la trattativa Coulibaly è stata il pretesto per chiudere un rapporto che funzionava meno di quanto si palesasse ed è successo altro di ben più grave o Iervolino ha preso una decisione di pancia...sbagliando. Non prendiamo nemmeno le fantasiose ricostruzioni che su whatsapp hanno restituito popolarità a chi, da due anni, gioca con la passione dei tifosi inventando cose di ogni genere.
E proprio per questo sarebbe opportuno che Iervolino (proprietario e quindi libero di fare come vuole nella sua azienda e con i suoi soldi, ci mancherebbe) esca allo scoperto interrompendo questo improvviso silenzio per dire...ciò che si può dire. Togliamoci dalla testa che Sabatini volesse giocare sull'inesperienza del patron per arricchire le proprie tasche: accuse deliranti, stiamo parlando di professionisti: il tifoso dovrebbe limitarsi a fare il tifoso senza dissertare su plusvalenze, bilanci, mercato e percentuali. Che però ci sia più di un punto interrogativo è evidente, non si può passare dal "rinnoveremo a Sabatini, è una leggenda del calcio e il contratto è già firmato" ad uno strappo con tanto di comunicato freddo e striminzito. In ogni matrimonio ci sono le crisi e le rotture, figuriamoci in questo sport dove oggi baci la maglia sotto la curva Sud e domani giochi per i rivali. Ma se proprio si deve ripartire da zero e rivoluzionare l'area dirigenziale dieci giorni dopo l'impresa sportiva, si dica almeno perchè. Se il motivo è quello detto da Sabatini, siamo a cospetto del primo vero autogol di una società che, proprio perchè inesperta, si era affidata ad un veterano. Un conto era dire "Perotti non ha reso, Dragusin non ha dato nulla, abbiamo speso 5 milioni per Mikael, Mousset è stato un flop e Fazio e Radovanovic hanno tolto tanto prima di dare qualcosa e quindi vogliamo cambiare": in quel caso anche i più inguaribili fans del ds avrebbero dovuto riconoscere che il mercato di gennaio, pur fatto in condizioni estremamente complesse e in tempi record, fosse stato sopravvalutato e dispendioso. Un altro è firmare un contratto e non depositarlo per la richiesta di un procuratore che bastava respingere al mittente.
Nel frattempo, per la sostituzione, si fa il nome di Bigon, profilo d'esperienza che portò Cavani a Napoli e che ha lavorato a Bologna proprio dopo Sabatini. Caratterialmente siamo agli antipodi: persona schiva, di poche parole, che lavora molto nell'ombra e non ama tanto apparire in pubblico. A 51 anni, però, ha già messo insieme diverse esperienze soddisfacenti e non si tratterebbe affatto di una scelta di ripiego. La risposta è attesa per metà della prossima settimana, oltre non si può andare. Tra poco più di un mese si partirà per il ritiro, c'è una stagione difficilissima da preparare nel migliore dei modi e a questo organico vanno aggiunte almeno otto pedine di livello. Un primo segnale positivo è la riconferma di Nicola che, indiscutibile come motivatore, dovrà ora dimostrare di più sul lato tecnico. La formazione sbagliata con l'Udinese non è stato l'unico errore commesso, ricorderete tutti l'ingresso inutile di Mousset a Bergamo, Veseli in marcatura sull'esterno più veloce della A e la difesa rivoluzionata a Roma con una Salernitana padrona del campo. E' forse la sua ultima grande occasione per dimostrare di essere un ottimo allenatore e non solo un traghettatore per imprese impossibili. Il secondo segnale sarebbe blindare i migliori. E' vero che in tempi di crisi è difficile rifiutare offerte di 20-25 milioni, ma perdere uno tra Ederson, Bohinen e Mazzocchi non sarebbe proprio il massimo. Così come ci chiediamo se non sia meglio investire per acquistare il cartellino di Bonazzoli, Ranieri e Verdi piuttosto che per un centravanti di livello internazionale, sicuramente fortissimo, ma sulla soglia dei 36 anni.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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