Nell'editoriale pubblicato dal sottoscritto domenica sera dopo la partita invitavo umilmente il tecnico della Salernitana Roberto Breda a fare un passo indietro, prendendo esempio magari dai suoi predecessori. Colantuono, per la seconda volta in pochi anni, ha rassegnato le dimissioni, stesso discorso per Inzaghi che ha rinunciato a 2-3 mensilità pur di interrompere un percorso lavorativo nel quale evidentemente non credeva più. E poi Martusciello, un signore che ha accettato Salerno in un momento caotico partendo per il ritiro con un manipolo di ragazzini e una ventina di calciatori con la valigia in mano.
Senza fare una polemica, senza trovare alibi, senza scadere nella retorica o nella banalità. Ma sul mister torneremo dopo. Breda, ad oggi, si è rivelato un autentico flop, conferma del fatto che affidarsi ai cavalli di ritorno non è mai una strategia vincente. Per la verità, anche nel 2010-11, sarebbe stato licenziato dopo la debacle interna col Sorrento, salvato soltanto dall'assenza di una società economicamente a pezzi e che non poteva permettersi una seconda guida tecnica.
E in tanti ricordano quella finale d'andata col Verona, con alcuni big in panchina e una difesa di inesperti che pagò a caro prezzo l'impatto con uno stadio importante come il Bentegodi. Per non parlare delle recenti esperienze: esonero a Pescara dopo quelli di Chiavari e Perugia, retrocessione a Terni. Si dirà che ha marciato a ritmi alti da subentrante, e i numeri lo confermano, ma lo 0-3 nello spareggio col Bari è una macchia calcistica attribuibile esclusivamente ad un allenatore che forse sta sentendo troppo la pressione proprio per il suo passato da calciatore a certi livelli e da capitano.
Ribadiamo: nulla contro nessuno, i tifosi in primis sono a disagio quando fischiano una bandiera con centinaia di presenze con la maglia della Salernitana. Ma chi fa il nostro lavoro deve giudicare i fatti, senza farsi tradire da inutili sentimentalismi. Iervolino sappia che, non esonerando Breda (come avrebbe agito se la scelta fosse stata di Petrachi, di De Sanctis o di un altro ds e non sua?), andrà a Cesena con un allenatore che non ha dato nulla sul piano del gioco e del carattere e con parte del gruppo che non crede nel progetto tattico e che vive con disagio la gestione dello spogliatoio.
Si sta rendendo conto, la proprietà, che una seconda retrocessione di fila sarebbe un dramma sportivo, ma anche economico, visto che in C si avrebbe a che fare con un monte ingaggi spropositato e si militerebbe in un girone di fuoco, con annessa perdita dell'Arechi causa lavori e una tifoseria che sarebbe tutta contro la società? Avrebbero poi mezzi e forza per evitare un epilogo ancora più triste del doppio salto all'indietro?
Chiudiamo con Martusciello. Un allenatore che, come detto, ha lavorato in condizioni difficili comportandosi da vero signore dentro e fuori il rettangolo verde non solo non andava esonerato, ma meritava una seconda chance. La sua Salernitana, pur sterile in attacco (ma oggi avrebbe Cerri), giocava a calcio, non è mai stata messa sotto da nessuno, ha battuto Cittadella, Sampdoria e Palermo in emergenza pareggiando con Reggiana, Cesena, Catanzaro e Cosenza esprimendo un bel gioco.
Richiamarlo sarebbe un gesto intelligente, utile anche a proiettarsi al futuro. Evidentemente non si è capito che concedere ultime spiagge con una barca che sta affondando è un rischio che non ci si può davvero permettere. Ben venga il ritorno sulla scena di Iervolino, a patto che si abbia la forza di prendere decisioni. Viceversa è solo fumo negli occhi di una piazza che doveva competere per il ritorno immediato in A e che invece rischia di tornare a giocare - con tutto il rispetto - ad Altamura e Monopoli.
Autore: Luca Esposito / Twitter: @lucesp75
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