Ancora 24 ore e il mercato estivo chiuderà i battenti. Purtroppo o per fortuna lo capiremo nel tempo. Da un lato ben venga che si possa pensare solo al campo. Iervolino ha decisamente abbassato il budget e dietro l'angolo c'era sempre il rischio di sacrificare qualche calciatore forte sull'altare della plusvalenza e dei bilanci, pochi mesi dopo aver promesso investimenti sostanziosi "perchè il terzo anno sarà quello della conferma e della zona sinistra della classifica, vedrete che riusciremo a portare a Salerno tanti campioni che oggi rifiutano la destinazione solo perchè non hanno ben capito l'importanza del progetto". Lo abbiamo scritto in tutti i nostri editoriali: Iervolino è il presidente ed è libero di investire i propri capitali come preferisce, tuttavia capire come mai si sia passati da proclami in ottica europea (utopistici, va detto) a una strategia al risparmio sarebbe utile per tutti. Certo, chi vi scrive è tra quelli che condanna la ricerca del "nome" tanto per aumentare il numero di abbonamenti sottoscritti. Simy era reduce da stagioni super e a Salerno ha fatto flop, ma di esempi illustri in tempi recenti ce ne sarebbero a bizzeffe. E allora ben venga un Martegani che ha voglia di imporsi nel calcio italiano, un Cabral pronto a rilanciarsi con un maestro in panchina come Sousa e un Ikwuemesi sconosciuto ai più fino a pochi giorni fa ma desideroso di non far rimpiangere Piatek.
Ma, a nostro avviso, i giovani e le scommesse crescerebbero meglio se si aggiungessero all'organico un paio di pedine esperte, che conoscano il nostro campionato e che possano consentire loro di inserirsi gradualmente nell'undici titolare senza bruciare le tappe e senza carichi di responsabilità eccessivi sulle spalle per di più in una piazza che pressa come Salerno e che invece dovrà sostenerli e avere pazienza. Evitando i soliti giudizi precoci molto spesso ricchi di presunzione. Ma prendere solo stranieri non solo allunga i tempi di crescita collettiva della squadra, ma va in contrapposizione rispetto a quanto detto dalla proprietà in sede di presentazione, quando si annunciò la volontà di "rilanciare i giovani talenti italiani, vorremmo essere una fucina per le nazionali under e per la prima squadra". Che la guerra agli agenti abbia condizionato per davvero il mercato italiano? Possibile che il presidente metta 20 milioni di euro a disposizione di un dirigente con una squadra virtualmente retrocessa e poi, 18 mesi dopo, decida di attendere un mese e mezzo la risposta della Juventus per qualche esubero pur di risparmiare? E' evidente a tutti che la Salernitana necessiti di un centrale difensivo forte nel gioco aereo (notate la sofferenza cronica sulle palle inattive a sfavore?), di un centrocampista di livello (Bohinen e Maggiore non danno garanzie, Mamadou è in uscita, Legowski è un giovane, Lassana a gennaio parte per la coppa d'Africa) e di un attaccante che segni, a meno che non si voglia sperare che Botheim improvvisamente diventi bomber e che Stewart si adatti al campionato italiano dopo tornei di livello oggettivamente mediocre in tempi record.
Per fortuna, però, in panchina c'è un allenatore di spessore come Paulo Sousa, artefice principale di questo buon avvio di stagione. Sentire lamentele sulla "Pareggite" quando ha fermato la Roma senza avere riserve all'altezza e l'Udinese con volti nuovi arrivati da poche ore fa storcere il naso e cozza con la realtà dei fatti. Perchè questa famosa e tanto decantata ossatura, fino a febbraio scorso, era sull'orlo del quintultimo posto ed è stata pienamente valorizzata da un tecnico capace di far rendere bene chiunque, di esaltare il concetto di meritocrazia e di trasmettere carattere, mentalità e identità. Siamo certi che questa rosa, con i Semplici e i Iachini di turno, si sarebbe salvata in quel modo per poi fermare in emergenza Roma e Udinese, sfiorando addirittura la vittoria? Non aver accontentato in pieno i desideri di Paulo Sousa è il vero rimpianto di questo precampionato. Pur senza svenarsi sarebbe stato opportuno seguire le sue indicazioni e mettergli a disposizione 2-3 elementi di valore. O, se proprio si va sulle scommesse low cost, quantomeno accelerare i tempi e aggregarli al gruppo sin dal ritiro per dare tempo a loro di ambientarsi e al mister di incidere. Sotto il tappeto, al di là delle parole di circostanze e delle critiche di chi pensa che i giornalisti si divertano ad andare controcorrente per moda, c'è un po' di polvere e solo un cieco non s'accorge che tra le parti ci sia freddezza. L'auspicio è che non si vada incontro ad un Nicola-bis, tanto per essere chiari. Un anno fa era palese che tra staff tecnico, dirigenza e società ci fossero divergenze continue e i battibecchi interni sfociarono in un mese di gennaio horror, in un doppio esonero e in una involuzione della squadra. Ora, nell'interesse di tutti, si provi a ricucire lo strappo e a ripartire dalle tante cose buone che comunque contraddistinguono la nostra Salernitana. Magari pungolando qualche giocatore che, da un po' di tempo, "vive di rendita" ma sul campo sta dimostrando poco. Nel frattempo occhio alla trasferta di Lecce, laddove ci saranno 1100 tifosi granata. A Roma e lunedì scorso abbiamo avuto conferma di quanto la spinta popolare abbia dato un grosso contributo ai granata, ma non sempre dodicesimo uomo e intuizioni di Sousa potranno colmare il gap tecnico. In queste 24 ore si prendano i giocatori che mancano, per un acino di sale non si butti la proverbiale minestra.
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