Lui sul tavolo dinanzi al palco, in attesa di ricevere il premio come miglior presidente della serie A. A pochi passi quel Mario Somma che è stato l'allenatore con meno militanza nella "sua" Salernitana, in un'annata partita tra scetticismo e contestazioni e chiusa con 25mila spettatori che celebravano la vittoria del campionato di serie C1. Perchè, in quel decennio, il verbo vincere è stato coniugato spesso dalle nostre parti. Merito di Claudio Lotito, Marco Mezzaroma e Angelo Fabiani, quei "romani" incomprensibilmente contestati a prescindere e che invece erano sinonimo di garanzia.
Sappiamo bene a quali commenti andiamo incontro raccontando la verità: dagli smile di qualche clown dei social al tifoso non si sa di quale squadra che parlava di dignità, coerenza e galleggiamento volontario salvo poi far festa il 10 maggio del 2021 senza un solo grazie nei confronti della società più vincente in assoluto. "Ma è stato merito solo di Castori e dei calciatori", come se a Salerno fossero venuti da soli, autofinanziandosi.
La verità, appunto, L'ha detta Chiacchio ieri, ricordando che c'è tanto della vecchia dirigenza anche nella salvezza del 7%. La sta raccontando il campo, con il passaggio da Ribery a San Siro a Velthuis a Cittadella e un terzultimo posto in B con un presidente dimissionario e un amministratore delegato che battibecca a mezzo stampa con il proprio direttore sportivo dimenticando che il diktat estivo fosse "vendi tre e prendi uno". A costo basso, s'intende.
Ma torniamo a Lotito, accolto dagli applausi di tantissimi addetti ai lavori che ci chiedevano quasi increduli "come avete potuto fischiare chi vi ha portato in A dal nulla pagando lotte politiche?". Ce lo chiediamo anche noi. Assodato che la multiproprietà fu falso problema e che vincere 4 campionati in meno di dieci anni sia impresa epica nel mondo del calcio, soffermiamoci sulle parole dell'ex patron che ha ricordato quanto sia beffardo perdere un bene di proprietà per una cifra otto volte inferiore al valore reale, tra l'altro a favore di chi sta provando a cederla sottraendosi al confronto pubblico coi tifosi.
C'è tanta verità in quelle parole di Lotito. Spesso fuori luogo in alcune esternazioni (gravi quanto i cuori sotto la curva prima di defilarsi alle prime difficoltà), condannabile quando esprimeva concetti offensivi, ma esemplare nella gestione della società come testimoniato da un percorso sportivo che è stato climax ascendente che non ammette fantasiose interpretazioni e ricostruzioni.
Il pensiero, comunque, va a quel gennaio del 2022, quando Iervolino evitò una potenziale esclusione dal campionato pagando la Salernitana 10 milioni di euro. Meno della metà di quanto incassato cinque mesi dopo solo con la cessione di Ederson all'Atalanta. Come ricorderete, tutte le società di A votarono contro l'esclusione della Salernitana, ritenendo che i parametri economici fossero ottimali e tali da meritare il mantenimento della categoria per il merito sportivo acquisito sul campo.
Considerando che nelle casse sociali c'erano svariati milioni di euro, tali da garantire autogestione per tanti anni, il budget utilizzato per l'Instant Team è frutto degli investimenti di Iervolino o dell possibilità di spendere cifre già a disposizione? Sia chiaro: nessuno rinnega quanto fatto dall'attuale proprietario, uno che ha regalato alla Salernitana un anno e mezzo tra i più emozionanti della storia del calcio nazionale.
I bilanci parlano chiaro, c'è solo da riconoscergli meriti assoluti. Ma senza dubbio, tra parco giocatori, introiti, diritti tv, tesoretto societario e garanzie bancarie, quei 20 milioni forse avrebbe potuto spenderli anche Fabiani se fosse passata la proposta della Lega A di una deroga. "M'avete voluto via, avete visto ora come state combinati?" ha detto ieri parlando con un paio di tifosi granata. Con amarezza, non con sarcasmo o piacere. In fondo chi ha vinto tutto senza guadagnare granchè sul piano economico non può che rammaricarsi per quest'ultimo anno e mezzo disastroso.
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