Di seguito l'intervista al team manager della Salernitana Salvatore Avallone pubblicata sul magazine Popolo Sportivo:
Oggi conosciamo bene sia la sua carriera da calciatore che da dirigente, oltre che la grande disponibilità e umanità verso Salerno e i salernitani. Alcuni ricordi suggestivi legati proprio alla città in cui è nato e cresciuto?
"Ho ricordi meravigliosi legati alla mia adolescenza. Mio padre Matteo, fruttivendolo e, in seguito, portuale, aveva un negozio di frutta e verdura in via Michele Conforti a circa cento metri da Piazza Casalbore; la mattina, prima di raggiungere i miei genitori per aiutarli con qualche lavoretto, correvo il doppio perché non dovevo fare tardi ma, allo stesso tempo, non resistevo alla tentazione di dare una sbirciata agli allenamenti della Salernitana. Una gioia indescrivibile per me varcare i cancelli del Vestuti e incrociare, qualche volta, lo sguardo dei calciatori della prima squadra. Papà ci portava sempre tutti allo stadio. Quando ciò non era possibile ci andavo con mio fratello maggiore Giuseppe, successivamente ho accompagnato i più piccoli di casa Avallone: Guido e Matteo jr… Insomma, l’amore per i granata, per il calcio, dentro di me è cresciuto così a dismisura che sono riuscito, in seguito, a realizzare il sogno di praticare questo sport arrivando ad un buon livello".
Un ‘buon livello’ che annovera anche campionati e trofei con la Juventus. Vorrei che ricordasse alle nuove generazioni di tifosi, a modo suo, un altro salernitano che, come lei, legò il suo percorso calcistico ai colori bianconeri. Oggi sarebbe suo coetaneo: Andrea Fortunato...
"Un ragazzo eccezionale. Come me, si era allontanato da casa fin da adolescente per inseguire i propri sogni. Avevo quattordici anni e ricordo benissimo che, quando fui preso nelle giovanili della Lazio, lui e Salvatore Russo furono tesserati dal Como. Eravamo tutti e tre giovanissimi, salernitani orgogliosi l’uno dell’altro, in giro per l’Italia e in cerca di fortuna. All’epoca noi ragazzi facevamo una gavetta mostruosa, con l’ambizione nel cuore di essere poi adocchiati dai top club. Andrea, nonostante fosse un predestinato, sul lavoro è sempre stato di una costanza impressionante; aveva una voglia incontenibile di affermarsi nel calcio, era entrato nel giro della Nazionale maggiore, ma una malattia terribile se l’è portato via troppo presto. Sono da tempo amico di Candido, suo fratello. Lo ricordo spesso con grande emozione. È stata una grossa perdita sia per lo sport nazionale che per la città di Salerno ed è importante poterlo commemorare al meglio, ogni volta che Salernitana e Juventus si affrontano in campionato".
Dopo la carriera da calciatore, la sua seconda vita da dirigente. Un momento importante legato alla Salernitana? Uno solo e che non sia, però, promozione e salvezza in Serie A…
"Così, di getto? Chi può dimenticare la vittoria al Partenio di Avellino per 3-2? Perdevamo 2-0 e, sul filo del rasoio, riuscimmo a ribaltare completamente il risultato e il pronostico di un derby molto sentito e che vedeva i lupi favoriti, fino agli ultimi dieci minuti dal termine della partita. Non dimenticherò mai la folle corsa di tutti noi, dalla panchina verso la curva, al terzo gol di Minala al 96’, per andare ad esultare insieme ai nostri tifosi a cui avevamo regalato una gioia immensa!
Con la Juventus ha vinto, da calciatore, sia Coppa Italia che Coppa Uefa (oggi Europa League). Come team manager della Salernitana in massima serie è lecito poter sognare di ripetersi, un giorno, a questi livelli?
"Sicuramente e non ti nascondo che, da tifoso, ho pensato anch’io a questa suggestione gigantesca. Da dirigente credo sia lecito sognare ma, allo stesso tempo, tenere i piedi ben saldi al terreno; come dice il nostro caro Presidente, la Salernitana deve lavorare giorno per giorno per crescere sotto tutti i punti di vista. Il campionato di Serie A è difficilissimo ed è fondamentale assestarsi, crescere insieme e guardare sempre più in là. E poi c’è ancora tanto da fare: dal rifacimento dello stadio alla riorganizzazione delle strutture sportive, dal settore giovanile al calcio femminile. Tutte queste componenti fondamentali, messe assieme, sono certo, porteranno Salerno e la sua tifoseria, che è già leggendaria oltre che passionale, sempre più in alto".
Gaetano Ferraiuolo
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