Giovanni Martusciello avrà ancora tanto da dimostrare qui a Salerno ed alla tifoseria granata ma, in questi due mesi sulla panchina della Salernitana, una cosa già l'ha dimostrata: la coerenza. Una coerenza a livello di un credo calcistico improntato a tenere il pallino del gioco per fare e non subire le partite, anzi possibilmente per dominarle le partite stesse. Una coerenza che però non significa integralismo tattico e che non subisce alcuna deriva verso una narcisistica incapacità di cambiare spartito laddove ciò realmente possa essere di utilità per la sua squadra. Tutto ciò lo si sta vedendo da agosto in poi, ma la sublimazione è giunta al Renzo Barbera di Palermo ieri pomeriggio. I granata e il tecnico ischitano sono giunti alla sfida ai rosanero di Dionisi dopo una settimana scandita da critiche e malumori per uno scialbo pareggio a reti bianche contro il Catanzaro all' Arechi.
Ebbene, nonostante pressioni in merito all'opportunità di cambiare subito qualcosa a livello di schieramento tattico della Bersagliera per renderla più produttiva e prolifica in attacco, Martusciello ha proseguito sulla medesima strada mettendo ancora una volta in campo i campani con il solito 4-3-3. Alla vigilia del match il mister ha ribadito che non avrebbe stravolto il modo di giocare dei suoi e sul quale tanto si sta lavorando, certo che la via fosse quella corretta e che si trattasse soltanto di acquisire i necessari automatismi e importanti certezze a livello di conoscenze per gli interpreti in maglia granata. A dire il vero l'allenatore della Salernitana aveva visto note positive anche dopo aver impattato in casa con i giallorossi calabresi, individuando le note liete nella confermata maggiore solidità e compattezza del proprio undici che avrebbe condotto il club del presidente Busso al secondo clean sheet consecutivo.
Effettivamente come le migliori case si costruiscono dalle fondamenta così anche le squadre vincenti spesso e volentieri si sono edificate partendo da una valida fase difensiva e dal subire meno reti possibili. Martusciello, favorito ovviamente da un calciomercato che ha rinforzato numericamente e qualitativamente un reparto arretrato che peccava per leadership ed esperienza, sarebbe partito (o ripartito) proprio da qui, dal cercare un equilibrio di squadra impossibile da raggiungere prima per le ben note vicende che hanno trasformato il cavalluccio marino in un Grand hotel in alta stagione e hanno impedito in pratica di svolgere un utile ritiro estivo. Reset tattico dell'ex tecnico di Lazio ed Empoli e fase di non possesso ricostruita e valorizzata attorno ad un leader, a quel Gian Marco Ferrari che tanto ha ribaltato la deleteria tendenza difensiva della Bersagliera. Con lui al centro della retroguardia, si è innalzato subito il livello delle prestazioni di Bronn e di Njoh, colui che più è cresciuto grazie a Martusciello e al suo staff, e con uno Stojanovic in più nel motore anche le corsie esterne hanno acquistato maggiore impenetrabilità.
Di primo acchito l'attenzione alla fase difensiva sembrava aver un po' ridimensionato quella facilità di gioco offensivo e quell'esuberanza che portava i calciatori in maglia granata ad attaccare con molti uomini e a inseguire quella marcatura in più dei rivali ad ogni costo e condizione. Niente più che un normale riassestamento, un reset appunto, che già in terra siciliana avrebbe restituito efficacia al gioco d'attacco campano, riproponendo fluidità di manovra attorno ad un gigantesco (e non parliamo qui di centimetri) Amatucci e nuova pericolosità nei sedici metri avversari. A dirla poi proprio tutta la guida tecnica del club del patron Iervolino non ha mutato modulo iniziale ma qualche singolo interprete è stato avvicendato a Palermo. Con la porta e la linea a quattro dietro confermatissima a furor di popolo, a centrocampo è tornato titolare Andres Tello e in attacco è stato riproposto centravanti Simy. Il primo avrebbe dato ulteriore positivo riscontro alla buona mezz'ora finale contro il Catanzaro con una prova molto positiva e vicina ai suoi standard beneventani, oltre al finire nel tabellino dei marcatori per la prima volta alla Salernitana. Il secondo ha dato ragione a chi sosteneva quanto contasse la prestazione del centravanti per fare giocare bene la squadra e valorizzare il modulo a vocazione offensiva varato da Martusciello. Simy ha giocato molto bene e ha, appunto, consentito alla formazione granata di trovare le uscite, di salire con più effettivi e di giungere a battere a rete con pericolosità grazie proprio ai movimenti e alle sponde sapienti del gigante nigeriano.
L' immagine della domenica felice della Iervolino band e del Simy day potremmo trovarla nel nervoso tentativo di denudare l'ex Crotone posto in essere dal mastino rosanero Nikolau, dopo tante battaglie ingaggiate e perse contro il colored della Bersagliera. Il 4-3-3, che poi il trainer campano ha trasformato in un conservativo e intelligente 5-3-2 nel concitato finale di gara, è un modulo che richiede meccanismi affinati e collaudati, e specificamente, un centromediano metodista in grado di dettare tempi e mezzali pungenti nelle incursioni verso l' area rivale, oltre a esterni d'attacco bravi nei tagli e che vedano la porta e un centravanti forte fisicamente e vero punto di riferimento davanti. Primo obiettivo: trovare gli uomini giusti individuando ruoli e compiti tattici per formare un undici base e dare continuità. Assolto con buoni esiti. Secondo obiettivo: creare quell'amalgama e quel gioco d'assieme che, grazie ai tempi giusti di espressione, desse efficacia al tutto impreziosendo le doti dei singoli. Parzialmente assolto con successo ma si è ancora work in progress. Attenzione, però, a questa riflessione finale: l' organico della Salernitana alla voce attaccanti non sembrerebbe possedere elementi che potrebbero andare con facilità in doppia cifra in stagione, così sugli esterni, così al centro dell'attacco. Braaf, bravo e rapido, non è mai stato un bomber in carriera, idem per Kallon e Verde ultimamente sta segnando meno, senza dimenticare che la sua storia dica che è più un centrocampista offensivo/trequartista che una vera e propria punta. Nel ruolo di centravanti ci sono in rosa attualmente tre giocatori, nessuno dei quali, leggendo le ultime statistiche alla voce goal fatti, darebbe garanzie di scollinare ampiamente quota dieci marcature stagionali.
Così ad oggi Wlodarczyk, apparso acerbo e ancora poco dentro i meccanismi di Martusciello, così Torregrossa, solo due reti l'anno scorso a Pisa e tanti infortuni a frenarne condizione ed ambizioni, così lo stesso Simy, mai oltre la media di due reti a stagione da quando è sbarcato alla società di via Allende. Martusciello ha una sfida da vincere: rendere prolifica la sua formazione pur non avendo nel proprio roster un vero e proprio cannoniere. La circostanza era prevedibile e pure prevista dal duo Petrachi-Martusciello i quali , visti i limiti imposti da un budget economico ristretto, hanno lavorato, nei rispettivi ruoli, per una Bersagliera capace di andare in goal con più uomini e in più modi e non portata a giocare per favorire i movimenti sottoporta e la vena realizzativa di un singolo. Ebbene i granata possono puntare a sfruttare lo sviluppo del gioco e la creatività della manovra per trasformare in goleador d'occasione i vari mediani di qualità e dal piede caldo presenti a Salerno, quali Tello, Soriano, Maggiore, Reine Adelaide, Hrustic ,e naturalmente la crescita nella finalizzazione di Braaf, Kallon e Verde. E se Simy poi ritrova, oltre alla già riconquistata autostima e voglia, pure discreta continuità nel frequentare il tabellino dei marcatori allora si che la Martusciello band potrà divertirsi e divertire, e magari scrivere un impensabile finale di campionato.
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