L’ambizioso Empoli per inseguire un (possibile) clamoroso risultato contro il Napoli, detentore della Coppa Italia, ha messo alle strette gli azzurri di Gattuso, correndo e impegnandosi per tutti i 90’. Intento encomiabile e prestazione eccellente. Ma quante tossine ha accumulato nelle gambe? E riuscirà a smaltirle in pochi giorni? È questa la domanda da cento pistole che incombe sulla supersfida con la Salernitana di domenica prossima. Al “Maradona”, desolatamente vuoto, si è vista una squadra degna del primo posto in serie B dal quale i granata tenteranno di scalzarla, grazie allo studio effettuato alla Tv da Castori e dai suoi collaboratori. Tali indicazioni dovranno servire a convincere soprattutto i giocatori granata a scendere in campo con grande determinazione e molto attenti a non lasciare troppo spazio a una squadra manovriera, che sa venire avanti costruendo il gioco e che si affida spesso ai tiri da lontano. Però la partita con il Napoli ha anche detto che un funambolo come Tutino, veloce e dotato di dribbling stretto, può creare grossi guai all’Empoli a condizione che sia servito bene e in continuazione. E anche il gigante Djuric può far valere il suo grande stacco di testa se arrivano traversoni mirati. Ma, a proposito di Tutino e di come deve essere carburato e sospinto dai suoi compagni, abbiamo sotto mano proprio un Empoli-Salernitana che si risolse a favore dei granata grazie a Marco Di Vaio, inesorabile finalizzatore del contropiede di Delio Rossi. Ventuno anni fa, domenica 14 febbraio 1999, campionato di serie A vinto dal Milan. Carta canta. Empoli-Salernitana 2-3 con tripletta di una stella nascente del calcio italiano. Non fu un campionato allegro per le due contendenti accomunate nella retrocessione. Tuttavia il tonfo avvenne in modo diverso.
L’Empoli lasciò la serie A a capo chino e la Salernitana a testa alta. I toscani finirono nel baratro senza combattere, totalizzando la miseria di 20 punti e con 63 gol al passivo. I granata, invece, rimasero in piedi fino ai minuti di recupero dell’ultimo incandescente match di Piacenza, dove si giocarono la permanenza in A con il Perugia impegnato contro il Milan non ancora certo dello scudetto. Ai granata, allenati da Oddo subentrato a Delio Rossi, serviva una vittoria e, invece, si fecero inchiodare al pareggio da un Piacenza che prima difese con accanimento il perfido gol segnato da nonno Pietro Vierchowod alla sua ultima stagione, e poi blindò l’1-1 come se il punticino spianasse l’accesso alla Coppa dei Campioni. Una violenta scazzottata finale tra i giocatori fu il corollario dell’ultima partita giocata dalla Salernitana in serie A. Ma non è finita. La disastrosa trasferta si concluse con la tragica morte dei quattro giovani tifosi granata nel vagone incendiatosi nella galleria di Santa Lucia alle porte di Salerno. La Salernitana quindicesima in classifica con 38 punti e si mise alle spalle Sampdoria, Vicenza e Empoli ma non il Perugia appena sopra di un punto. Il torneo dei granata non fu malvagio. Per due volte misero alla frusta il Milan campione d’Italia e, all’Arechi, sconfissero sia la Lazio, finita a un solo punto dai rossoneri, che l’Inter e la Juventus. Inoltre misero in luce Gattuso, Breda e Di Vaio e nella classifica delle presenze la Salernitana si piazzò al settimo posto con una media di 32.218 spettatori a partita. Senza contare lo spettacolo delle grandi coreografie regalate al pubblico televisivo e le migliaia di tifosi che si mossero anche nelle trasferte più lontane.
Torniamo a Di Vaio irresistibile triplettista al Castellani di Empoli. Di destro e di sinistro, sempre superando in corsa l’ avversario diretto, segnò tre bellissime reti e altrettante ne sbagliò di pochissimo. Il contropiede granata con i lanci lunghi e profondi dei trequartisti funzionò come non mai e l’ Empoli, dopo essere andato in vantaggio con un colpo di testa dell’afragolese Cerbone finito nell’angolo basso alla destra di Balli, fu costretto al balbettio e a subire una vera lezione anche Bonomi accorciò al 90’ su rigore. I toscani non vedevano la vittoria da dieci giornate mentre la Salernitana trovò il primo successo esterno in serie A. Con 12 gol Di Vaio finì appena fuori dalla top ten dei cannonieri, ma lui era un pivello e gli altri erano calibri che si chiamavano Marcio Amoroso, vincitore della speciale classifica con 22 gol, Batistuta, Bierhoff, Signori, Pippo Inzaghi e Luis Ronaldo. Da quel campionato, perso per un’inezia dalla Salernitana, prese avvio la formidabile carriera del romanino, costellata di grandi vittorie, di maglie azzurre e di una valanga di gol. Ne segnò complessivamente 271 e ben dodici dei primi quindici, furono di marca granata. Insomma la tripletta di Empoli consacrò il goleador, che appena l’anno prima, con 21 reti, aveva fatto volare la Salernitana in serie A. Se Gennaro Tutino o Milan Djuric riusciranno a imitare fin da domenica prossima la magica stagione 1997-98 di Di Vaio (quella della storica promozione), la terza serie A non sarà una chimera inafferrabile. Dovrà, però, funzionare tutto il collettivo e Castori dovrà convincere i costruttori del gioco offensivo granata a sfruttare la velocità e il funambolismo di Tutino sulle fasce e le doti di colpitore di testa di Djuric. Il resto lo dovranno fare Vid Belec, stando molto attento ai tiri da lunga distanza, e i difensori, marcando a uomo specialmente Matos, che segna poco, ma costruisce molto. Non sarà facile, ma non c’è altra via.
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