Quarant'anni di Salernitana mi hanno insegnato a distinguere tra una vittoria e un miracolo. Lunedì sera all'Arechi non abbiamo vinto: ci è stato fatto un regalo da una squadra neopromossa di ragazzini, che è stata più volte sul punto di umiliarci.
Dovremmo festeggiare i tre punti, ma c'è un sapore amaro che non va via. È il sapore di chi sa che il re è nudo, ma c’è ancora qualcuno che continua a complimentarsi per i suoi abiti. La Salernitana di lunedì sera era nuda, e lo sappiamo tutti.
Sono tre anni che siamo costretti a scrivere gli stessi editoriali, che denunciamo le stesse contraddizioni, che assistiamo allo stesso film con attori diversi ma sempre la stessa scialba sceneggiatura e francamente siamo stufi.
L'autofinanziamento come mantra, il direttore sportivo di turno costretto a fare i salti mortali per assemblare una squadra con gli spiccioli e a rodersi il fegato, il solito e stantio repulisti estivo che azzera tutto il lavoro precedente. Un reset continuo dei precedenti errori che non porta da nessuna parte.
E mentre noi ripartiamo sempre da zero, Benevento e Catania costruiscono. Mattone su mattone, innesto su innesto, su fondamenta solide. Benevento insiste per Biasci, mentre il Catania ha preso anche Caturano, bomber del Potenza. Hanno anche il lusso di poter lavorare su rose già competitive, di poter aggiungere qualità senza dover rivoluzionare tutto. Noi invece ogni estate ricominciamo il puzzle da capo, sperando che i pezzi si incastrino magicamente.
L'amalgama? Quale amalgama. Il tecnico deve far convivere giocatori che si sono conosciuti praticamente ieri, con organici monchi e lacune evidenti in ogni reparto. Come si fa a pensare di competere per la promozione in queste condizioni?
Il miracolo Salernitana: 4000 che pagano senza vedere la merce
I quattromila abbonati che hanno rinnovato a scatola chiusa senza aspettare di “vedere prima cammello” meritano comunque rispetto. Hanno dato fiducia cieca, hanno creduto ancora una volta nel “progetto”. Ma questa pazienza non sarà infinita se saranno costretti a vedere questa Salernitana arrancare anche contro squadre oggettivamente inferiori. Quante prestazioni come quella di ieri sera potranno sopportare prima di perdere la pazienza?
Il calendario non perdona. Ci sono tanti campi di provincia dove i padroni di casa fremono dall'impazienza: battere la Salernitana per loro rappresenterebbe un trofeo da celebrare per mesi e che vale un campionato. Per noi, invece, ogni sconfitta su quei rettangoli verdi diventerebbe una ferita aperta nell'orgoglio granata, un'umiliazione che risuonerebbe ben oltre il novantesimo minuto. E con questa rosa, con questa preparazione, e soprattutto con questo approccio minimalista al mercato, quelle trasferte rischiano di diventare penosi calvari.
Siamo al bivio decisivo. Solo pochi giorni ancora a disposizione: o si investe seriamente, dando al tecnico gli strumenti per competere, oppure prepariamoci all'ennesimo campionato di sofferenza, fatto di risultati risicati e prestazioni incolori. Ma stavolta l'aggravante è pesante: tutti ci aspettano al varco, tutti sanno che questa Salernitana è vulnerabile.
A questo punto la domanda è brutale ma necessaria: la società vuole davvero tornare in Serie B o ha deciso di accontentarsi di una Serie C vissuta in “modalità sopravvivenza”? Perché se l'obiettivo rimane la promozione con questi presupposti, ci stiamo preparando all'ennesimo fallimento annunciato. Il tempo per invertire la rotta sta per scadere, e le scuse sono un lusso che non possiamo più permetterci.
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