“Claudia, ti va di fare un editoriale sulla Salernitana?” Da questa semplice domanda è nata l’idea di questo pezzo. Un pezzo che nasce dalla penna - ops, dalla tastiera! – di una giornalista che ama scrivere di calcio, e ama soprattutto raccontare la parte bella di questo sport: le storie di provincia, e storie di riscatto, le storie di rivincita, le storie di grandi emozioni. Emozioni e rivincita, due di quelle caratteristiche che hanno contraddistinto il lungo cammino della Salernitana targata Claudio Lotito e Marco Mezzaroma, quella Salernitana a lungo contestata negli anni a causa di quella multiproprietà che aveva fatto storcere il naso ai più, perché con la Lazio in Serie A, “Lotito non ci avrebbe mai portato i granata”; questo era il pensiero generale, pensiero però finalmente smentito da una società che negli anni aveva forse difettato in qualche scelta. Non in mancanza di volontà, ma appunto, in decisioni. Impensabile – e un uomo di calcio come Lotito questo lo sa bene – ritenere Salerno una succursale di Roma, una piazza del calibro dei campani, una “nobile decaduta” con una storia di spessore alle spalle, aveva bisogno di ben altro, ma per programmare una lunga e lenta risalita, che desse garanzie durature, serviva tempo. Roma (!), del resto, non è stata costruita in un giorno. E questo, ora, lo hanno probabilmente capito tutti. Perché la Serie A, dopo 23 anni, è tornata. Ed è questa l’unica cosa che conta. O meglio, che contava, perché adesso è già tempo di guardare al futuro. Non tanto per la costruzione della squadra, quando per risolvere il nodo legato alla cessione della società, che deve avvenire nei prossimi 30 giorni circa: un tempo che può sembrare lungo, ma che per avviare trattative, in realtà, non lo è. Lotito e Mezzaroma non vogliono giustamente svendere, e, anche con la Federazione, stanno optando per quella che potrebbe essere la soluzione più idonea, con tre scenari all’orizzonte: ovviamente la cessione diretta a terzi come ipotesi più accreditata, ma prendono piede anche un trust all’americana (in soldoni, l’affidamento a un determinato soggetto di determinati beni, da gestire nell'interesse di uno o più soggetti diversi o per uno scopo ben individuato) e la cessione a un Fondo d’investimento. Chiacchieratissimo, in merito, il nome della famiglia Della Valle, intenzionata a tornare nel calcio che conta dopo l’addio alla Fiorentina due anni fa. Una famiglia che potrebbe anche rappresentare una buona soluzione per la credibilità acquisita sia a livello imprenditoria che calcistico, e che agevolerebbe anche la programmazione. Già, perché ci sarà poi da pensare anche al campo. Un nome come quello dei Della Valle incentiverebbe chiaramente anche personaggi di spicco – siano essi Ds (qualora Angelo Fabiani desse l’addio) o calciatori – ad accettare un progetto che adesso deve mettere nuovi basi per confermarsi nel lungo tempo nell’Olimpo del calcio. Nuovi mattoncini da apporre, con calma e pazienza, per tornare ai fasti di un tempo. La rosa attuale ha sicuramente dimostrato ampie garanzie, ma degli innesti di categoria (almeno uno per reparto) si rendono necessari, fosse anche solo per portare esperienza in un gruppo comunque da non stravolgere di colpo, con taglio netto: spesso l’entusiasmo dell’inizio colma tante altre situazioni (il Pordenone e il Pisa dello scorso anno in B insegnano), e può quindi colmare il gap che si vedrà con formazioni più avvezze a una categoria che a Salerno mancava da troppo tempo. Entusiasmo dei vecchi, innesti di spessore: un mix che può risultare producente. Importante, poi, sarebbe anche la riconferma di Fabrizio Castori. Il tecnico ha idee, senso di adattamento ed esperienza, ha saputo creare alchimia, e queste sono doti che possono far la differenza. Soprattutto con un gruppo di livello: non necessariamente il più forte di tutte, ma adeguato alla categoria. Servirà anche il supporto dei tifosi, che dovranno magari inizialmente un po’ soffrire e “accontentarsi” di una serena salvezza, ma proprio la Salernitana ha dato dimostrazione che, con la programmazione, i risultati arrivano: e, ripeto, occorre prima di tutto gettare le basi per la definitiva conferma nel calcio di Serie A, quelle basi che evitino noiosi sali e s
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