Al fischio finale del sig. Rapuano il Castellani rimbomba di ben altri e più rumorosi fischi, segno della disapprovazione e della frustrazione di mille encomiabili tifosi di una Bersagliera senza cappello. Potrebbero essere innumerevoli le istantanee da selezionare per rendere immediatamente l'idea della situazione sportivamente drammatica in cui versa la Salernitana. Una su tutte potrebbe essere l'immagine di un Sousa che, scarico di ogni energia, fissa i suoi ragazzi in campo con uno sguardo in realtà perso nel vuoto. La sensazione di impotenza e quasi di resa di un tecnico che non riesce a trasmettere carica ai suoi giocatori perché forse non riesce a crederci lui per primo, sentendosi tradito dai programmi e dalle strategie di una società e di un direttore sportivo in cui credeva e da cui si sarebbe atteso ben altro. La squadra in campo appare inerme e cede senza quasi lottare, non si intravede alcuno spirito di gruppo e di reazione e, soprattutto, appare smarrito quell'entusiasmo di incidere e di determinare. I giocatori più rappresentativi, buona parte di quella base tirata in ballo dal presidente Iervolino come presunta garanzia tecnica, sembrano appiattiti in un contesto di mediocrità e passività generale e, anziché trascinare i nuovi, dimostrano di adeguarsi ai ritmi compassati di un undici che non è squadra.
Con l'avanzare delle gare sembrano mollare e perdere convinzione signori giocatori come Candreva e Gyomber, mentre continua l'involuzione di giovani come Pirola e Lovato che avrebbero dovuto consacrarsi quest'anno. La verità è che in un contesto del genere tutto diviene più difficile e i singoli risentono delle negatività di un ambiente depresso e quasi rassegnato al suo magro destino. Incredibile la decisiva rete presa in occasione del vantaggio empolese, con l'uscita goffa dalla linea difensiva di Gyomber e con Mazzocchi fuori posizione che lascia un'autostrada sulla propria fascia destra al leggibile inserimento di Cancellieri, bravo a guadagnare il fondo e a servire l'assist vincente a Baldanzi. Circostanza ancora più preoccupante dell'errore di reparto in occasione del goal dell'Empoli sarebbe, tuttavia, rappresentata dalle tante occasioni avute dai toscani per rimpinguare il bottino, pur giocando i padroni di casa senza veri attaccanti e con un reparto avanzato dall'età media molto bassa. La sola nota positiva di un Cabral mai domo e più volte pericoloso non può bastare ad indorare una pillola ostica ad essere mandata giù, specie se si considera la grande difficoltà palesata dai granata nel fare gioco e nell'alzare i ritmi della contesa.
Sabato all'Arechi sbarcherà l'Inter di Inzaghi e la vigilia del match sarà tristemente simile a quella della stagione 2021/22, allorquando una Salernitana gestita da un trust, e senza risorse economiche e nervose, si apprestava ad essere la vittima sacrificale dei nerazzurri. Il paragone non dovrebbe proprio sussistere dato che da allora ad oggi è arrivato un presidente facoltoso e si è materializzata una società solida e credibile, in grado di realizzare ottime imprese e di ottenere consensi nei diciotto mesi di governo precedenti all'inizio di questa finora inopinata stagione sportiva. La società che tanto ha meritato elogi e applausi di tifosi ed addetti ai lavori, ora dovrebbe fare mea culpa ed essere consapevole di stare a raccogliere quanto seminato in estate, e non solo sul mercato. Il tempo di correggere i tanti errori ci sarebbe ancora, tuttavia, ma a patto di non restare con la testa sotto la sabbia e svoltare in modo deciso nella gestione del club. Il mercato degli svincolati sta diventando come un qualcosa a cui ricorrere necessariamente ed è tutto dire, quando normalmente si considera questa opportunità come un'incognita ricca di insidie. Gennaio è tremendamente lontano e la tentazione di esonerate il tecnico per dare una scossa ad un team dall'elettroencefalogramma piatto sta diventando forte. Al di là di una decisione che potrebbe starci guardando classifica e prestazioni, non diventi assolutamente mister Sousa il capro espiatorio di una situazione che ha altri padri.
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