A pochi giorni dalla già delicata sfida contro il Torino, in casa granata non si parla d'altro che della questione relativa a Dia. Non erano pazzi, visionari o destabilizzanti quei giornalisti che, prima della partita di Lecce, avevano rimarcato la necessità di una presa di posizione netta e ufficiale da parte del club, chiamato a non sottovalutare il mal di pancia di un calciatore tecnicamente indiscutibile, ma che improvvisamente aveva deciso di cambiare aria affascinato dai soldi della Premier e dalla possibilità di esibirsi in un campionato più prestigioso del nostro. Per carità, forse anche noi avremmo titubato rispetto alla possibilità di guadagnare milioni e milioni di euro e di scendere in campo a cospetto di Manchester City, Chelsea e Liverpool. Ma riteniamo che Salerno, la Salernitana, la società e i suoi tifosi meritino rispetto. Dia è stato accolto nel migliore dei modi, è esploso definitivamente grazie all'amore della piazza dopo anni quasi anonimi, è stato riscattato a giugno per 12 milioni di euro (cifra quasi record nella storia della Bersagliera) e non può permettersi di sbattere i pugni sul tavolo e di alzare al voce, tra l'altro a ridosso della chiusura del mercato e con un importante scontro diretto da preparare al meglio.
In un colpo solo il buon Boulayè ha compromesso la trasferta di Lecce, ha depotenziato la squadra e ha reso impotente una società che, a nostro avviso, fa benissimo a portare avanti la battaglia nei confronti dei procuratori e di chi crede che i contratti sottoscritti siano carta straccia da interpretare a piacimento. Rispetto al recente passato, quando qualcuno si lamentava in sede e veniva accontentato con un aumento di stipendio, oggi Iervolino ha deciso di usare il pugno duro e siamo totalmente dalla sua parte. Basta calciatori viziati, basta gente che bacia la maglia e si gode il coro personalizzato della curva Sud ma dietro le quinte tratta con altri club accantonando la passione popolare per qualche euro in più sul conto corrente. Che poi la querelle andasse gestita diversamente da un punto di vista mediatico è fuori discussione. Sousa, da uomo di campo e da persona navigata e intelligente, aveva minimizzato la cosa parlando ufficialmente di problemi di natura fisica. De Sanctis, invece, ha portato alla ribalta nazionale il caso creando un clima assolutamente negativo intorno alla squadra. Come si potrà ricucire lo strappo se oggi la stragrande maggioranza dei tifosi invoca l'allontanamento definitivo di chi è passato repentinamente da eroe del Maradona a traditore? Chi spenderà 25 milioni di euro per un giocatore sapendo che è in atto un braccio di ferro con la proprietà?
C'è poi il problema di fondo: l'assenza di valide alternative. Lo abbiamo scritto in tempi non sospetti: far ruotare il mercato attorno ad un solo calciatore è stato uno sbaglio. L'investimento di 12 milioni (pagabili in tre rate) non giustifica la scelta di non prendere un altro attaccante che veda la porta, soprattutto se vanno via Piatek e Bonazzoli che, con tutti i loro difetti, erano comunque esperti per la categoria e profondi conoscitori del nostro campionato. Ok avvalersi della tecnologia per scovare talenti (del resto Sabatini ha ammesso d'aver scoperto Ederson guardando una partita in tv), ok pensare che Ikwuemesi a lungo andare possa essere una piacevole rivelazione, ma nell'interesse di tutti era necessario rimpinguare la rosa con un altro attaccante. Perchè Iervolino è passato da sogni europei ad algoritmi al risparmio? Nessuno disconosce i grandi meriti del patron, lo ribadiamo ancora al fine di prevenire i soliti commenti stucchevoli fatti di zero argomenti e costanti e stupidi paralleli col passato. Ma il ridimensionamento generale è palese e i tifosi vogliono soltanto chiarezza. Se poi non ci si rende conto che in difesa manchi un centrale forte di testa, che a centrocampo numericamente siamo soltanto in 5 (senza Lassana per un mese causa coppa d'Africa e con Bohinen e Maggiore reduci da tanti infortuni muscolari) e che manca un vice Bradaric da un anno, allora è un altro discorso. Chi vuol bene alla Salernitana non fa drammi, sostiene la maglia e, se può, va allo stadio a fare il tifo. Ma questo non vuol dire negare l'evidenza: a volte una critica intelligente fatta per tempo può aiutare di più rispetto all'osanna a prescindere. Atteggiamento che era e resta inspiegabile e che porta alla mente una frase del mitico Fulvio De Maio. Uno che tutti i torti non aveva qunado diceva che "parte dell'ambiente salernitano andrebbe studiato, a volte siamo una piazza patologica".
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