Presa in A, retrocessa in B con due mesi d'anticipo e dopo aver fatto una serie di promesse alla tifoseria. Una piazza che, dopo anni di rinfacci, chiusure e fallimenti, stava sognando ad occhi aperti e che pensava di potersi godere a lungo un meritato e sacrosanto momento di gloria. Eravamo tutti lì, a Piazza della Concordia, quando la società prospettava investimenti importanti e il popolo cantava "Iervolino portaci in Europa". Con Sousa già proiettato al futuro, i calciatori (in gran parte quelli di oggi) che cantavano con gli ultras e un ambiente carico a mille dopo un girone d'andata tra i migliori della storia.
Se riavvolgessimo il nastro, verrebbe da chiedersi - ancora una volta - cosa possa aver trasformato il sogno europeo e la volontà di spendere 50 miliardi delle vecchie lire per Pinamonti in un malumore generale sfociato nell'allestimento di una rosa incompleta, debole in alcuni reparti, guidata da quattro allenatori diversi, partita per il ritiro senza un solo volto nuovo e con un Sabatini che, sbagliando tanto, ha in parte offuscato anche l'impresa del 2022.
Potremmo tornare indietro nel tempo e rammentare le parole di Sousa già prima dell'ultima gara della scorsa stagione contro la Cremonese, quando in pochi sentirono il suono del campanello d'allarme diventato un vero e proprio SOS quando, da Rivisondoli, il trainer portoghese lanciava messaggi che restarono inascoltati. Già, perchè all'epoca dire la verità significava essere gufi, vedovi di Fabiani (quello che l'ha presa in C e l'ha portata in A, formando un organico assolutamente dignitoso in condizioni difficilissime), nostalgici di Lotito e destabilizzatori.
Considerando che alcuni squallidi personaggi continuano a godere di una - minima - popolarità pur avendo preso in giro i tifosi per anni a suon di fake news e repentine fughe in virtù di chissà quali minacce e che, tuttora, se si analizza la stagione c'è sempre il solone di turno che ripropone il tormentone sui romani (però il 10 maggio del 2021 erano in piazza a festeggiare dopo aver propinato teorie di galleggiamenti e freno a mano!), temiamo che anche dopo questa stagione si continueranno a commettere i soliti errori.
Perchè, per buona parte dell'ambiente e dei tifosi (?) dei social, era lesa maestà parlare di ridimensionamento degli obiettivi, budget risicato, rischio retrocessione, gruppo spaccato, allenatore insofferente, direttori sportivi in difficoltà e presidente che stava perdendo l'entusiasmo dei giorni d'oro. Oggi la parte sana del tifo dovrebbe chiedere conto a questi fenomeni. Quello del "ci salviamo a febbraio" e dell' "andate a mare" che hanno avuto la faccia tosta di riemergere dopo le uniche due vittorie stagionali per poi tornare nel nulla in attesa di inventare la nuova telenovela estiva per un click in più.
La memoria corta e, in qualche caso, i pregiudizi (o la malafede) consentiranno invece a questa gentaglia di pontificare ancora su telefacebook, tra un Della Valle intravisto a Paestum, l'ufficialità di Bigon e Cavani a pranzo con De Sanctis. Salerno, per crescere, ha bisogno di persone che non giochino con la passione popolare. E anche di opinionisti che raccontino i fatti senza temere di imbattersi nella "corrida" dei social. Perchè una critica impopolare fatta nei tempi giusti può fare la differenza più dello slogan preconfezionato o dei soliloqui basati su ciò che la gente vuole sentirsi dire.
Ci sono poi i veri tifosi. Quelli che stanno soffrendo, che hanno pianto, che hanno tanta rabbia per come la squadra ha disonorato la maglia. Gli stessi, però, che saranno a Cittadella, a Bolzano, a Como, a Cesena, a Castellammare di Stabia con identico entusiasmo "perchè gioca la Salernitana e tanto basta". Certo, se pensiamo che presidenti precedenti (Soglia compreso) sono stati criticati e contestati anche quando si vinceva, vien da chiedersi se questa apparente serenità generale non nasconda una pericolosa indifferenza.
Sgombriamo il campo da equivoci: ben venga questo salto di maturità da parte del pubblico salernitano e onore agli ultras granata che danno spettacolo ovunque. Saranno loro, encomiabili, a mancare alla serie A. Non il contrario.Tuttavia creare un corpo unico e rappresentativo che possa uscire allo scoperto con una linea netta e atta a chiedere, con civiltà e isolando i detrattori a prescindere e chi sbaglia sui social, chiarezza e immediata risalita può essere ora più utile del coro incessante fino al 95'.
Salerno ha già dimostrato ampiamente di che pasta sia fatta, così facendo si corre il rischio di far passare la retrocessione come un qualcosa di sportivamente parlando indolore. Non è così! Perchè il decennio dalla D alla A ha fatto sognare la gente, ha fatto vivere emozioni uniche e questa piazza aveva il sacrosanto diritto di calcare il massimo palcoscenico del calcio italiano, finalmente con una società economicamente stabile, senza doppie proprietà dalle quali dipendere e con un presidente che incarnava in pieno i valori del popolo di fede granata.
La nostra linea è chiara: un Danilo Iervolino carico e motivato vale più di qualunque cordata, fondo o imprenditore eventualmente disposto a rilevare il club. A patto, però, che ci si renda conto del disastro calcistico di quest'anno e che si trasformi una dolorosa caduta in una risalita. Proprio per questo speriamo che frasi come "progetto giovani", "autofinanziamento", "se penso che un allenatore di D è bravo lo prendo" e - soprattutto "punterò su uomini di mondo e non di calcio" siano coerenti con una volontà di non sbandierare più grossi obiettivi per lavorare sotto traccia e rispondere con i fatti.
Viceversa ci sarebbe poco da stare allegri. Seppur con ritardo, la Salernitana ha ricapitalizzato, incasserà una ventina di milioni di euro dal paracadute, qualche cessione importante aumenterà gli introiti e, con un progetto ambizioso, i 7-8mila abbonati ci saranno anche in cadetteria. Si capisca che è doveroso allestire una rosa altamente competitiva, affidandola da subito a un direttore sportivo bravo e a un allenatore di livello. Per tornare dove è stata presa tra gli osanna del pubblico e a condizioni vantaggiose. Iervolino ha tutto per tornare a essere il top player della Salernitana: sta a lui.
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