Un tempo era "Salerno sarà la tomba calcistica di molti calciatori". In estate ci dicevano che "non tollereremo una sconfitta nemmeno nelle amichevoli". Oggi abbiamo un gruppo che  - in parte- pare non segua più l'allenatore e pieno di mal di pancia (facile abbracciarsi e cantare sotto la curva quando si vince, nelle difficoltà stanno emergendo tante verità), Raffaele che inserisce Iervolino e Boncori schierando gente con la febbre, Faggiano che prende tre calciatori non superiori a quelli già in rosa dopo aver elogiato per settimane il proprietario, un potenziale -6 dalla vetta, una squadra umiliata  sportivamente dal Siracusa e la società, molto attiva nel replicare alle dichiarazioni-verità di Petrachi 20 giorni fa, non dice mezza parola, non è presente sul posto, non cambia guida tecnica, non aumenta il budget.

I tifosi dei social e parte della disinformazione salernitana continuano a dipingere realtà inesistenti in cambio dell'esclusiva, questo fa capire che meritiamo esattamente quanto accade da tre anni: due retrocessioni e il rischio galleggiamento in quella serie che, grazie agli "odiati" romani, avevamo messo nel dimenticatoio. Perchè chi vuol vincere non prende calciatori che a Catania, Benevento e Cosenza scalderebbero la panchina, nella migliore delle ipotesi. Oggi chi vuol vincere fa serie riflessioni sulla guida tecnica (che, ribadiamo, ha fatto un miracolo nel girone d'andata) e investe milioni di euro. Ma nemmeno gli olè della curva del Siracusa e la signora che stende i panni  nei pressi degli spogliatoi hanno suscitato almeno una reazione d'orgoglio.

Conosciamo tanti super tifosi che non metteranno più piede allo stadio fino a quando resterà Iervolino. C'è poi uno zoccolo duro che è sempre presente: 350 a Siracusa, 3000 a Latina, mediamente 10mila in casa. Perchè la Salernitana, come istituzione e passione, resterà a vita tatuata sulla pelle e va oltre mercato, classifica e categoria. Ma è ormai impossibile riconoscersi in chi sta scrivendo le pagine peggiori della nostra storia. Verrebbe da dire "testa al Cosenza", il campionato è ancora tutto da giocare. Ma quali prospettive potremo mai avere? La fiducia a tempo è una di quelle cose davvero incomprensibili nel mondo del calcio. Come se potessero essere 90 minuti a determinare il futuro di un professionista o a farsi un'idea delle sue potenzialità.

O si blinda Raffaele fino a fine stagione a prescindere da cosa accadrà lunedì sera oppure lo si esonera ora, con il mercato in pieno svolgimento e una settimana per preparare quella che deve essere la partita della vita per riaccendere una minima speranza. Oggi, come rimarcato in precedenza, Raffaele ha tante colpe e anche la comunicazione post gara è stata per la prima volta inopportuna. Dire che ha preferito un difensore con la febbre a gente più pronta è sufficiente per chiedersi: il gruppo è ancora con lui? In caso contrario dargli l'ultima chance proprio col Cosenza sarebbe ancora più dannoso. E con 500mila euro di budget per una squadra che necessiterebbe di 5 titolari (portiere compreso) si continua a puntare il dito sempre nella direzione sbagliata. Salerno non ha imparato la lezione.

Sezione: Primo Piano / Data: Lun 05 gennaio 2026 alle 14:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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Caporedattore dal 2024
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