Due anni fa la Salernitana, con tutti i suoi limiti, chiuse il girone d'andata con la vittoria di Verona portandosi a -2 dalla salvezza. A gennaio, al posto di inserire i 4-5 tasselli necessari per garantirsi il mantenimento della categoria, il diktat fu di cedere prima di acquistare, con partenze importanti e un Sabatini capace di fare disastri su disastri. Risultato? Retrocessione più brutta della storia del calcio italiano, almeno nell'era dei tre punti.

A febbraio, dopo il ko con l'Empoli, c'era la possibilità di costruire attorno a Inzaghi la Salernitana del futuro, essendo Super Pippo un tecnico di spessore per la cadetteria. Avrebbe fatto di tutto per restare a Salerno e aprire un ciclo, invece fu chiamato Liverani  e poi si chiuse col Colantuono-ter, regalando la salvezza in casa nostra ai rivali storici del Verona con una prestazione che sarebbe eufemistico definire imbarazzante.

C'erano comunque mesi e mesi d'anticipo per programmare la B, invece si perse tempo dietro fondi, cordate e imprenditori chiudendo i rapporti con stampa e tifoseria quasi come fosse l'ambiente ad aver comportato il salto all'indietro di categoria. E Petrachi, mentre Sottil capiva l'andazzo e fuggiva, doveva lavorare con l'abaco. Vendi quattro, prendi uno (magari in prestito) e intanto si intascano paracadute, cessioni, botteghino e ultima rata di DAZN da 3,2 milioni di euro mentre vengono ufficializzati Velthuis, Tello, Wlodarczyk, Hrustic e Ghiglione. 

A gennaio, tutto sommato, c'è ancora tempo per rimettere in piedi la barca e cosa accade? Arriva Valentini, fermo da tempo e capace di farci vedere Guasone centravanti e di difendere a spada tratta un Breda in confusione salvo poi presentarsi al Mary Rosy con Marino ritenendo Cerri e Raimondo i più bravi attaccanti in circolazione. Due che farebbero fatica in C. Insomma, si è sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, reiterando negli errori e parlando del passaggio dalla A alla C con disarmante disinvoltura, senza rendersi conto che Salerno è stata calcisticamente parlando scippata di un sogno.

Il terzo poteva e doveva essere l'anno del riscatto e del rilancio, in fondo la piazza aveva deciso di accettare tutto questo cantando e ballando a prescindere mentre ai romani non veniva perdonato nemmeno un pareggio casalingo. Misteri di una piazza alla quale forse effettivamente un po' di C non farà male. E oggi, 29 agosto, il quadro è desolante: si attende Tascone da un mese e mezzo (chi prometteva Cavani fa fatica a trattare col Cerignola per una cifra inferiore ai 100mila euro?), Liguori e Knezovic non hanno potuto lavorare in ritiro perchè si doveva prima risparmiare lo stipendio di Njoh e Bradaric, sono arrivati due portieri con zero presenze nell'ultima stagione sportiva e si attende di cedere per acquistare pur sapendo che mancano un difensore centrale, un esterno destro, due centrocampisti e un bomber. O la partita col Siracusa non l'hanno vista?

Nel mentre Pagano e Milan entrano in aspetti tecnici delegittimando l'allenatore senza che il ds intervenga a gamba tesa per schierarsi al fianco di un tecnico che, andassero male le cose, come da copione triennale sarebbe il primo a pagarne le conseguenze diventando capro espiatorio. In attesa della risposta nientemeno che di Castelli e Quirini, è lecita una domanda: ma questa società vuole vincere o vuole vivacchiare in C? Se Iervolino non vuole cedere e non vuole investire milioni, quale sarà il destino della Salernitana?

Ma i principali responsabili, lo ripeteremo fino alla noia, sono coloro che ironicamente definiamo i tifosi della "Iervolitana". Quelli dell'andate al mare, che etichettavano come vedove chi faceva suonare il campanello d'allarme con due anni d'anticipo, quelli della disinformazione locale che, per motivi facili da intuire, disegnano una realtà fasulla pur di non perdere l'esclusiva. La verità è che la Salernitana è sprofondata negli abissi anche per l'indifferenza generale e per la scarsa capacità di percepire il pericolo e di fidarsi di chi, per il bene dei granata e SPERANDO DI SBAGLIARSI, le cose le diceva in anticipo. Anche a costo di andare incontro a daspo giornalistici o gogne social.

Del resto qui hanno creduto davvero che personaggi che non possono scrivere nemmeno sui diari di scuola potessero sapere la verità su atti notarili e cessioni societarie, gentaglia che cavalcava l'onda del malcontento fallendo ogni sorta di previsione per poi trincerarsi dietro un silenzio omertoso al posto di dare spiegazioni. Ecco dove ci troviamo adesso. 4500 abbonamenti venduti, gente che giustifica un modus operandi che ha comportato la fine di un sogno, addirittura il partito del "grazie presidente" che continua ad esistere senza provare imbarazzo. 

Ben venga che Salerno abbia abolito contestazioni eccessive, un salto di maturità che fa onore a tutti. Ribadiamo sempre che parliamo di prese di posizione pacifiche, basate sul dialogo, che non sfocino in quelle offese personali che condanniamo e che il club fa bene a denunciare. Ma chi oggi parla di aspetti tecnici, mercato e analisi tattiche andrebbe premiato per il coraggio.

Perchè, arrivassero sul gong anche i più forti dei calciatori, dopo due retrocessioni di fila con gruppi che hanno disonorato la maglia granata (a proposito, quelli dell'anno scorso sono tutti o quasi fuori dalle rispettive squadre o svincolati, speriamo stiano per sempre lontani anni luce da Salerno!), c'era l'obbligo di fare una squadra stellare, senza badare a spese, senza ridursi alla fine, senza aspettare che Legowski accettasse di andar via, senza lanciare frecciate al mister nel parcheggio dell'Arechi, senza millantare forza economica con budget...che non c'è. 

Sezione: Editoriale / Data: Ven 29 agosto 2025 alle 00:00
Autore: Gaetano Ferraiuolo
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