Più pratica che bella. Meno incisiva in avanti, ma solida in difesa. Pur a cospetto di un Monopoli modesto (forse ad oggi la peggiore tra le avversarie affrontate), la Salernitana ha disputato una gara da capolista vera mostrando il piglio della grande squadra e portando a casa tre punti tutto sommato meritati. Primo tempo praticamente perfetto da parte della truppa di Raffaele, in vantaggio con una super giocata di Capomaggio prima di una ripresa in modalità gestione al netto di un calo fisico del tutto preventivabile, a maggior ragione su un terreno di gioco imbarazzante per il calcio professionistico. Certo, in 10 contro 11 aver rischiato la beffa dell'1-1 nel finale è un qualcosa che deve far riflettere, ma il gesto tecnico di Imputato è stato di un livello talmente alto da spingerci a non puntare il dito contro una retroguardia che ha guadagnato un'ampia sufficienza. Ci ha pensato Donnarumma, volando all'incrocio, ad abbassare la saracinesca permettendoci di andare a Catania con due risultati su tre a disposizione e con la consapevolezza che, comunque vada a finire, si resterà al primo posto. Al massimo in condominio con il Benevento che, domenica, l'ha sbloccata con un rigore inesistente che ha riportato alla mente i tanti "aiutini" della stagione 2014-15.
Al contrario alla Salernitana è stato negato un penalty evidente per fallo su Achik lanciato a rete: questo FVS, che altro non è che uno scimmiottamento del VAR, continua a non convincere e difficilmente un arbitro tornerà sui propri passi smentendo sè stesso in base alle lamentele degli avversari (la famosa card) e con immagini a disposizione che non chiariscono assolutamente nulla. E se in alcune circostanze la Salernitana non è stata impeccabile nella gestione dei jolly (sin qui la revisione ci ha dato ragione solo all'esordio col Siracusa), in tante altre le giacchette nere hanno mostrato ostilità commettendo errori grossolani che stanno incidendo nella lotta promozione diretta. A tal proposito ribadiamo il nostro pensiero, felici ovviamente di essere smentiti: la Salernitana non è, sulla carta, la più attrezzata per il primo posto e a Catania, pur senza etichettare il big match come decisivo, avremo finalmente contezza del reale valore di un gruppo volenteroso, che suda la maglia, con qualche individualità di spicco, ma che ha lacune palesi in difesa e un centrocampo lento e numericamente scarno. Uscire indenni dalla bolgia del Massimino ci spingerebbe davvero a pensare che questa Salernitana sia più forte di quanto pensiamo. Viceversa un ridimensionamento sarebbe inevitabile, visto che è la prima gara davvero difficile e in un contesto ambientale infuocato.
Intendiamoci: anche se perdessimo non dobbiamo mai smettere di incoraggiare chi sta onorando i colori granata dopo due anni di spaccature, certificati medici e giocatori modesti che rompevano lo spogliatoio. Ma restiamo dell'idea che questa società, ancora una volta, abbia tradito le attese. Dopo 2 retrocessioni consecutive, una marea di sconfitte, allenatori mediocri, dirigenti non all'altezza e squadre inadeguate (ok Gravina, ma in B ricordate il lavoro di Petrachi e Valentini?), dov'è la corazzata che Salerno avrebbe meritato? Possibile che sia bastato espugnare nientemeno che Giugliano per dimenticare i disastri sportivi del duo Iervolino-Milan che continua a non parlare alla piazza per spiegare i motivi di un ridimensionamento senza precedenti e di tutte quelle promesse illusorie e non mantenute? Il sostegno alla Salernitana non mancherà mai e la priorità deve essere quella di scappare dalla C. Ma non tutti sono Lotito, Mezzaroma e Fabiani e, con questa proprietà, non ce la sentiamo di dormire sonni tranquilli. E anche la B sarebbe minimo sindacale, visto che la A era un sogno atteso per lustri che ci hanno scippato proponendoci Ikwuemesi, Stewart, Pasalidis e Weismann...
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